mercoledì 20 maggio 2015

Perdere l'a...voro/quando si fa sera/quando sopra il viso c'è una ruga che non c'era...

Non c’è peggiore povertà di quella che non ci permette di guadagnarci il pane, che ci priva della dignità del lavoro. (Papa Francesco)
Quando il lavoro c'è non immagini mai fino a che punto quel lavoro SEI TU.
Quando il lavoro non c'è più, infatti, è come perdere l'identità.
Chi sono?
Cosa faccio ora?
Ma davvero non servo più?

E, guardando indietro, resta l'ombra delle rinunce fatte per quel lavoro, per continuare ad ESSERE quel lavoro.
E, guardando avanti, il nulla. In un'ombra inquietante fatta di  nulla.

E ti domandi perchè la tua vita si sia dovuta intrecciare a QUELLE vite lì e non altre.
E ti domandi come sarebbe stata la tua vita se solo avessi incontrato altre VITE e non quelle.

L'occasione fa l'uomo ladro.
L'occasione ti imprigiona per tutta la vita.
L'occasione è sempre il parto cesareo e non spontaneo di un'altra occasione perduta.


"Gli uomini per essere liberi, è necessario prima di tutto
che siano liberati dall'incubo del bisogno"
Sandro Pertini



http://www.quotidianocanavese.it/politica/caselle-licenziate-dal-comune-per-ripianare-i-debiti-4345

martedì 5 maggio 2015

ELENA e LE ALTRE (@loredana bagnato)

Dal racconto ELENA e LE ALTRE (inedito di Loredana Bagnato)

"...Erano tante le storie che Elena, ormai questo era il suo nome, mi narrava, di lei, della sua famiglia, di quella grande donna che era sua madre, di quanto forti e tenaci fossero le sue due sorelle.
“Dovevi vederla oggi la Lella! Mica gli ha dato da bere a quello li!”
“Ma in che senso?” 
Domandavo io ridendo già per come lei anticipava i racconti di casa
!“Beh! Quello è entrato, ha cominciato a dire TUTTE MERDE STI EXTRACOMUNITARI! Bene che venga la LEGA E TUTTI STI TERUN se ne vanno via fora dai cojoni!
E la Lella, figurati! non ga pensà neanche un attimo: SE TI VOL LA LEGA VA TI FORA DAI COJONI! E l'ha sbattuto fuori! Ah ah ah! Troppo forte!!”..."

lunedì 26 gennaio 2015

LEI è ROCK- Signori: Loredana Berté

Se non c'eri non puoi dire.
Loredana Berté è davvero un fiore raro. 
Di quelli che faticosamente crescono e ancora con più difficoltà riescono a sopravvivere.
L'energia, la grinta, la diffidenza di chi non ce la fa proprio a scendere a compromessi, un bagaglio inestimabile di canzoni d'autore (alcune mai edite),un pool di musicisti con controfiocchi, l'amica, sorella e "spalla" dalla voce nera e potente, Aida Cooper, e ricordi senza fine proiettati in un sequel confuso tra "ieri ed oggi", tra quegli anni "70 ancora in esordio e questi 2000, pieni di rabbia, di voglia di riscatto, di fragilità, di isolamento...
Ecco, tutto questo è stato il Concerto di Loredana Berté. 

Non un bel concerto come altri, no. La storia di Loredana è nel suo stesso stare sul palco. 
Autentica, come la sua voce: graffia l'anima, si alza in volo dove non arriva nessuno, e poi ti piomba dritta nel cuore, ti emoziona, ti elettrizza, ti fa venire i brividi. 
E lì ti rendi conto che i suoi "40 anni di musica", non sono altro che un pezzo cantato della tua storia, vissuta tra un "mare d'inverno" e una "Luna" trasgressiva, una "Dedica" lasciata a dei balordi come te, a chi non sei mai piaciuta, e ad una ragazza mora e arrabbiata che non voleva essere "Signora", e che davvero è rimasta "...una per cui la guerra non è mai finita...".
Grazie Berté.

Teatro Colosseo - Torino, 24/01/15

lunedì 5 gennaio 2015

quann chiove

Era una canzone per me sconosciuta. Faceva parte di quel repertorio che non mi era entrato nelle orecchie, come avevano invece fatto certe canzoni dei primi anni '80, sentite mille volte attorno al carrozzone dei Giostrai,  dove, in estate almeno, Paolo, io e qualche altro amico raccattato strada facendo, trascorrevamo i nostri pomeriggi...
Quella di Pino Daniele era per me difficile da capire e quindi da ascoltare e, figuriamoci! Meno che mai da provare a strimpellare alla chitarra.
Ma un giorno, uno di quelli di pioggia, che costringono a stare al chiuso, uno di quelli che "non può però piovere tutto il giorno!", e invece lo fa, se ne arriva Salvatore che fa una proposta nuova, insieme a Marco: mettiamo su un gruppo!
Eh???
Uno di quelli che ti fanno passare il tempo, dai!
Lui suonava già la chitarra e il basso, ma ora stava imparando a suonare la batteria. Marco suonava molto bene la chitarra. Conosceva accordi jazz che gli insegnava un suo cugino jazzista. Ed io?
Tu suoni, no?
Ma rispetto a voi no!
Si, che va bene! E Paolo, anche lui chitarra e quel vario repertorio che imprivvisavamo, tra suono di flauti, bonghi e kazoo, anche lui tirato dentro al nuovo progetto.
La base operativa era il mio ampio garage.
Al primo incontro, la folgorazione.
Marco inizia un arpeggio.
Salvo lo attende e con una voce dolcemente sabbiosa, flautata quasi, con la sua coloritura campana, calda come la sua terra, Castellammare, inizia a cantare..
"E te sient quann scinn 'e scale, di corsa senza parlà e te veco tutt 'è juorne ca rerenn va a faticà...
...E luntan se ne va...tutt a vita accussì e te stip ppè  non murì... "
Ti conservo per non morire.
Ti trattengo per non morire.
E aspetto che piove, anche l'aria deve cambiare.
Un colpo di fulmine!
Seguivo con ingordigia i movimenti delle dita di Marco sulle corde.  Assoli, un magnifico e dolcissimo arpeggio.
Difficile per me che strimpellavo le canzoni delle giostre.
Allora con pazienza, mia e di Marco, tra una risata e una cantata, imparavo le posizioni, gli accordi,  il giro armonico...
Finalmente una canzone vera trovava
la sua armonia nella mia Arìa,  dalle corde metalliche. Sembrava vivesse una nuova vita anche la mia chitarra!
Ero molto felice.

lunedì 16 giugno 2014

nonmenefregauncazzodinessuno

Quello sguardo lì. Cui lei sorride felice. Che le sorride felice. Quello sguardo lì.
L'avrebbe guardata impietoso mentre la sgozzava.  Quello sguardo lì che non si sarebbe fermato neanche davanti al suo Perché fai questo Carlo? Sferrandole un pugno in faccia. Mortale. Quello sguardo lì. Che avrebbe osservato senza pietà la sezione del piccolo collo d'un bimbo di venti mesi,  mentre la lama affondava veloce. Il suo bimbo di venti mesi . Quello sguardo lì. Che guardava sorridente la sua bambina augurandole poche settimane fa Tanti auguri Giulia! per i suoi quattro anni. Quello sguardo lì.  Che distrattamente recide l'arteria vitale alla bimba. Non il bacio della buonanotte. Quello sguardo lì. Sorridente alla sua sposa. Sorridente ai suoi bambini. Diventati nel suo delirio l'ostacolo da rimuovere. Quello sguardo lì.  Poi la partita.  Dai, che inizia. Un alibi e una distrazione. 
Fratelli d'Italia...
Che l'Italia si desti, davvero. E piena di rivoltante vergogna. E che si vesta di lutto.

venerdì 28 febbraio 2014

realtà riflesse

Ci sono momenti in cui sembrano decollare le idee e tutta la vita sollevarsi come una mongolfiera colorata, pronta a trasportarti verso entusiasmi elettrizzanti ed esperienze straordinarie.
Poi, altri momenti.
Grigi come certe mattina di nebbia e acqua, quasi pesanti, che costringono a (co)stringersi nelle spalle, nel tentativo, quasi, di rimpicciolirsi e non farsi vedere.
Sono quelli i momenti in cui ci va più coraggio, più fiducia, più amore.
Perché davvero Tutto scorre.
Perché davvero Tutto scorre.
E i bianchi diventano neri
I gialli blu.
I rossi verdi.
I neri bianchi .

domenica 16 febbraio 2014

paesaggi rinchiusi

Nell'ambito del progetto "Palestina raccontata"
 (www.palestinaraccontata.it)  il 1° marzo, alle ore 18, si terrà a Torino, presso la Libreria Belgravia, in via Vicoforte, 14, la Mostra fotografia di Bruna Orlandi:   PAESAGGI RINCHIUSI.

Sarà Loredana Bagnato a raccontare la Palestina degli Affetti, dell'Appartenenza, degli Esilii, del Ritorno, attraverso una delle sue voci più care, quella del suo poeta e giornalista, autore, Mahmud Darwish.

Autrice di "Hai cantato la tua libertà", canzone senza musica, Loredana Bagnato, anche narratrice, si è infatti liberamente ispirata dagli scritti intensi e commoventi di Darwish.

Al termine della presentazione sarà offerto un aperitivo con piatti tipici palestinesi .

Presenterà l'incontro Sami Hallac .
La mostra rimarrà esposta fino al 23 marzo.