Festeggiare il compleanno, anche se è un "festeggiare" virtuale, con quasi 300 gentili signore e signori che mi fanno gli auguri, colorati, divertenti, seri, allegri, personalissimi e variegati... E' davvero piacevole. Io ringrazio ognuno di voi, amiche ed amici, che Fb ha reso tutti piu' vicini, con un grande abbraccio, virtuale anch'esso, ma sincero davvero!
Grazie a tutt* voi!
https://www.facebook.com/loredana.solaris
Un luogo dove l'anima si stringe attorno a me, la mia anima e me...Una sola cosa. Qualcuna, passandomi vicina, l'ha intuito quel luogo. Lo ha chiamato... Scatolina... Io torno a volte nella mia scatolina. Ne ho comprata una, di legno semplice semplice. Piccola. Piccolissima. Non devo farci nulla. A volte, poche, resto li' a guardarla.
lunedì 11 gennaio 2016
domenica 24 maggio 2015
" come una freccia dall'arco scocca vola veloce di bocca in bocca "
E anche il Bombarolo
ha bombardato... (articolo di Mattia Aimola)
"...BORGARO/CASELLE – Nell’ultimo consiglio comunale di Caselle si è tornati
a parlare della GM, municipalizzata fondata da Borgaro e Caselle di cui
il comune di Baracco recentemente ha ceduto le quote.
Dopo l’uscita di Caselle l’azienda partecipata è stata costretta ad
operare un piano di razionalizzazione che ha portato al licenziamento di
due dipendenti. Una di queste, Loredana Bagnato, ha così spiegato la situazione delle lavoratrici licenziate all’interno del parlamentino casellese...." (continua, cliccando sul link del gornale, lassu' in alto...)
mercoledì 20 maggio 2015
Perdere l'a...voro/quando si fa sera/quando sopra il viso c'è una ruga che non c'era...
Quando il lavoro c'è non immagini mai fino a che punto quel lavoro SEI TU.Non c’è peggiore povertà di quella che non ci permette di guadagnarci il pane, che ci priva della dignità del lavoro. (Papa Francesco)
Quando il lavoro non c'è più, infatti, è come perdere l'identità.
Chi sono?
Cosa faccio ora?
Ma davvero non servo più?
E, guardando indietro, resta l'ombra delle rinunce fatte per quel lavoro, per continuare ad ESSERE quel lavoro.
E, guardando avanti, il nulla. In un'ombra inquietante fatta di nulla.
E ti domandi perchè la tua vita si sia dovuta intrecciare a QUELLE vite lì e non altre.
E ti domandi come sarebbe stata la tua vita se solo avessi incontrato altre VITE e non quelle.
L'occasione fa l'uomo ladro.
L'occasione ti imprigiona per tutta la vita.
L'occasione è sempre il parto cesareo e non spontaneo di un'altra occasione perduta.
"Gli uomini per essere liberi, è necessario prima di tutto
che siano liberati dall'incubo del bisogno"
Sandro Pertini
http://www.quotidianocanavese.it/politica/caselle-licenziate-dal-comune-per-ripianare-i-debiti-4345
martedì 5 maggio 2015
ELENA e LE ALTRE (@loredana bagnato)
Dal racconto ELENA e LE ALTRE (inedito di Loredana Bagnato)
"...Erano
tante le storie che Elena, ormai questo era il suo nome, mi narrava,
di lei, della sua famiglia, di quella grande donna che era sua madre,
di quanto forti e tenaci fossero le sue due sorelle.
"...Erano
tante le storie che Elena, ormai questo era il suo nome, mi narrava,
di lei, della sua famiglia, di quella grande donna che era sua madre,
di quanto forti e tenaci fossero le sue due sorelle.
“Dovevi
vederla oggi la Lella! Mica gli ha dato da bere a quello li!”
“Ma
in che senso?”
Domandavo io ridendo già per come lei anticipava i
racconti di casa
!“Beh!
Quello è entrato, ha cominciato a dire TUTTE MERDE STI
EXTRACOMUNITARI! Bene che venga la LEGA E TUTTI STI TERUN se ne vanno
via fora dai cojoni!
E
la Lella, figurati! non ga pensà neanche un attimo: SE TI VOL
LA LEGA VA TI FORA DAI COJONI! E l'ha sbattuto fuori! Ah ah ah!
Troppo forte!!”..."
lunedì 26 gennaio 2015
LEI è ROCK- Signori: Loredana Berté
Se non c'eri non puoi dire.
Loredana Berté è davvero un fiore raro.
Di quelli che faticosamente crescono e ancora con più difficoltà riescono a sopravvivere.
L'energia, la grinta, la diffidenza di chi non ce la fa proprio a scendere a compromessi, un bagaglio inestimabile di canzoni d'autore (alcune mai edite),un pool di musicisti con controfiocchi, l'amica, sorella e "spalla" dalla voce nera e potente, Aida Cooper, e ricordi senza fine proiettati in un sequel confuso tra "ieri ed oggi", tra quegli anni "70 ancora in esordio e questi 2000, pieni di rabbia, di voglia di riscatto, di fragilità, di isolamento...
Ecco, tutto questo è stato il Concerto di Loredana Berté.
Non un bel concerto come altri, no. La storia di Loredana è nel suo stesso stare sul palco.
Autentica, come la sua voce: graffia l'anima, si alza in volo dove non arriva nessuno, e poi ti piomba dritta nel cuore, ti emoziona, ti elettrizza, ti fa venire i brividi.
E lì ti rendi conto che i suoi "40 anni di musica", non sono altro che un pezzo cantato della tua storia, vissuta tra un "mare d'inverno" e una "Luna" trasgressiva, una "Dedica" lasciata a dei balordi come te, a chi non sei mai piaciuta, e ad una ragazza mora e arrabbiata che non voleva essere "Signora", e che davvero è rimasta "...una per cui la guerra non è mai finita...".
Grazie Berté.
Teatro Colosseo - Torino, 24/01/15
Loredana Berté è davvero un fiore raro.
Di quelli che faticosamente crescono e ancora con più difficoltà riescono a sopravvivere.
L'energia, la grinta, la diffidenza di chi non ce la fa proprio a scendere a compromessi, un bagaglio inestimabile di canzoni d'autore (alcune mai edite),un pool di musicisti con controfiocchi, l'amica, sorella e "spalla" dalla voce nera e potente, Aida Cooper, e ricordi senza fine proiettati in un sequel confuso tra "ieri ed oggi", tra quegli anni "70 ancora in esordio e questi 2000, pieni di rabbia, di voglia di riscatto, di fragilità, di isolamento...
Ecco, tutto questo è stato il Concerto di Loredana Berté.
Non un bel concerto come altri, no. La storia di Loredana è nel suo stesso stare sul palco.
Autentica, come la sua voce: graffia l'anima, si alza in volo dove non arriva nessuno, e poi ti piomba dritta nel cuore, ti emoziona, ti elettrizza, ti fa venire i brividi.
E lì ti rendi conto che i suoi "40 anni di musica", non sono altro che un pezzo cantato della tua storia, vissuta tra un "mare d'inverno" e una "Luna" trasgressiva, una "Dedica" lasciata a dei balordi come te, a chi non sei mai piaciuta, e ad una ragazza mora e arrabbiata che non voleva essere "Signora", e che davvero è rimasta "...una per cui la guerra non è mai finita...".
Grazie Berté.
Teatro Colosseo - Torino, 24/01/15
lunedì 5 gennaio 2015
quann chiove
Era una canzone per me sconosciuta. Faceva parte di quel repertorio che non mi era entrato nelle orecchie, come avevano invece fatto certe canzoni dei primi anni '80, sentite mille volte attorno al carrozzone dei Giostrai, dove, in estate almeno, Paolo, io e qualche altro amico raccattato strada facendo, trascorrevamo i nostri pomeriggi...
Quella di Pino Daniele era per me difficile da capire e quindi da ascoltare e, figuriamoci! Meno che mai da provare a strimpellare alla chitarra.
Ma un giorno, uno di quelli di pioggia, che costringono a stare al chiuso, uno di quelli che "non può però piovere tutto il giorno!", e invece lo fa, se ne arriva Salvatore che fa una proposta nuova, insieme a Marco: mettiamo su un gruppo!
Eh???
Uno di quelli che ti fanno passare il tempo, dai!
Lui suonava già la chitarra e il basso, ma ora stava imparando a suonare la batteria. Marco suonava molto bene la chitarra. Conosceva accordi jazz che gli insegnava un suo cugino jazzista. Ed io?
Tu suoni, no?
Ma rispetto a voi no!
Si, che va bene! E Paolo, anche lui chitarra e quel vario repertorio che imprivvisavamo, tra suono di flauti, bonghi e kazoo, anche lui tirato dentro al nuovo progetto.
La base operativa era il mio ampio garage.
Al primo incontro, la folgorazione.
Marco inizia un arpeggio.
Salvo lo attende e con una voce dolcemente sabbiosa, flautata quasi, con la sua coloritura campana, calda come la sua terra, Castellammare, inizia a cantare..
"E te sient quann scinn 'e scale, di corsa senza parlà e te veco tutt 'è juorne ca rerenn va a faticà...
...E luntan se ne va...tutt a vita accussì e te stip ppè non murì... "
Ti conservo per non morire.
Ti trattengo per non morire.
E aspetto che piove, anche l'aria deve cambiare.
Un colpo di fulmine!
Seguivo con ingordigia i movimenti delle dita di Marco sulle corde. Assoli, un magnifico e dolcissimo arpeggio.
Difficile per me che strimpellavo le canzoni delle giostre.
Allora con pazienza, mia e di Marco, tra una risata e una cantata, imparavo le posizioni, gli accordi, il giro armonico...
Finalmente una canzone vera trovava
la sua armonia nella mia Arìa, dalle corde metalliche. Sembrava vivesse una nuova vita anche la mia chitarra!
Ero molto felice.
Quella di Pino Daniele era per me difficile da capire e quindi da ascoltare e, figuriamoci! Meno che mai da provare a strimpellare alla chitarra.
Ma un giorno, uno di quelli di pioggia, che costringono a stare al chiuso, uno di quelli che "non può però piovere tutto il giorno!", e invece lo fa, se ne arriva Salvatore che fa una proposta nuova, insieme a Marco: mettiamo su un gruppo!
Eh???
Uno di quelli che ti fanno passare il tempo, dai!
Lui suonava già la chitarra e il basso, ma ora stava imparando a suonare la batteria. Marco suonava molto bene la chitarra. Conosceva accordi jazz che gli insegnava un suo cugino jazzista. Ed io?
Tu suoni, no?
Ma rispetto a voi no!
Si, che va bene! E Paolo, anche lui chitarra e quel vario repertorio che imprivvisavamo, tra suono di flauti, bonghi e kazoo, anche lui tirato dentro al nuovo progetto.
La base operativa era il mio ampio garage.
Al primo incontro, la folgorazione.
Marco inizia un arpeggio.
Salvo lo attende e con una voce dolcemente sabbiosa, flautata quasi, con la sua coloritura campana, calda come la sua terra, Castellammare, inizia a cantare..
"E te sient quann scinn 'e scale, di corsa senza parlà e te veco tutt 'è juorne ca rerenn va a faticà...
...E luntan se ne va...tutt a vita accussì e te stip ppè non murì... "
Ti conservo per non morire.
Ti trattengo per non morire.
E aspetto che piove, anche l'aria deve cambiare.
Un colpo di fulmine!
Seguivo con ingordigia i movimenti delle dita di Marco sulle corde. Assoli, un magnifico e dolcissimo arpeggio.
Difficile per me che strimpellavo le canzoni delle giostre.
Allora con pazienza, mia e di Marco, tra una risata e una cantata, imparavo le posizioni, gli accordi, il giro armonico...
Finalmente una canzone vera trovava
la sua armonia nella mia Arìa, dalle corde metalliche. Sembrava vivesse una nuova vita anche la mia chitarra!
Ero molto felice.
lunedì 16 giugno 2014
nonmenefregauncazzodinessuno
Quello sguardo lì. Cui lei sorride felice. Che le sorride felice. Quello sguardo lì.
L'avrebbe guardata impietoso mentre la sgozzava. Quello sguardo lì che non si sarebbe fermato neanche davanti al suo Perché fai questo Carlo? Sferrandole un pugno in faccia. Mortale. Quello sguardo lì. Che avrebbe osservato senza pietà la sezione del piccolo collo d'un bimbo di venti mesi, mentre la lama affondava veloce. Il suo bimbo di venti mesi . Quello sguardo lì. Che guardava sorridente la sua bambina augurandole poche settimane fa Tanti auguri Giulia! per i suoi quattro anni. Quello sguardo lì. Che distrattamente recide l'arteria vitale alla bimba. Non il bacio della buonanotte. Quello sguardo lì. Sorridente alla sua sposa. Sorridente ai suoi bambini. Diventati nel suo delirio l'ostacolo da rimuovere. Quello sguardo lì. Poi la partita. Dai, che inizia. Un alibi e una distrazione.
Fratelli d'Italia...
Che l'Italia si desti, davvero. E piena di rivoltante vergogna. E che si vesta di lutto.
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