giovedì 21 giugno 2007

Est a te...

Nelle corse vocianti
dei bambini al parco
Tra le foglie che vibrano gioiose
ad ogni folata di vento
Nel fazzoletto della signora
che suda “come un cavallo in corsa”
mentre mi sorride e sventola la mano cicciotta
Nell’abbaglio dello specchietto retrovisore
dell’auto davanti alla mia
Nel banco di Beppe
pieno di frutta colorata
sbucata dal nulla
dentro casse di legno
Nei piedi scoperti
di tanti infradito
zoccoli e zeppe
Nelle biciclette moltiplicate nella strada
Nella voglia di tirarmi incessantemente su i capelli
e non basta mai.
Nel silenzio dei miei pensieri
che non hanno piu’ parole
e parole senza suono
che non ho più capito
e voce volto e gesti che non sono mai stati miei
ma che ho creduto appartenermi come una benedizione
Nel chiudere i miei occhi
Nel mettere le mani in tasca e non riuscire a pensare
Nell’accorgermi che i bimbi mi sorridono
Mentre io non c’ero
Mentre io non capivo
Mentre io non ho mai capito
Mentre io facevo i conti
con una realtà di cartapesta
con una voce che mi dice cose estranee
Mentre io non capisco
anche le mamme mi sorridono
e mi dicono “fa caldo”
Nella voce di una di esse
“Buon primo giorno d’estate...”
...l’estate è arrivata.

21.06.2007
h: 19.04

mercoledì 20 giugno 2007

lunedì 18 giugno 2007

Mi piace crederlo.

«Per il debole la difficoltà è una porta chiusa. Per il forte è una porta che aspetta di essere aperta.»
Almafuerte (1854 - 1917), educatore e poeta argentino

Le difficoltà impediscono a chi è debole di progredire. Per i forti esse sono opportunità di aprirsi a uno splendente futuro. L’atteggiamento e la determinazione decidono l’evolversi delle circostanze. Ciò che più conta è il nostro cuore.
D.Ikeda (Giorno per Giorno, 16/06)

Mi piace crederci, una sfida silenziosa tra me e la mia vita, che mi mette davanti, ogni volta, qualcosa di nuovo, quasi volesse veder come mi preparo, come agisco, come reagisco. Un'amica, la vita. Da trattare con coraggio.
Mi piace crederci, anche se non ' sempre facile. Ma quando non lo è...per fortuna ci sono amiche che sostengono il mio cuore, i miei sensi, i pensieri e pure le mie ipocondrie!
Buongiorno!

sabato 16 giugno 2007

16 GIUGNO 2007 Roma

Sapete individuare il filo conduttore che lega queste persone?

Gerda Verburg, ministra dell’Agricoltura.
Jenny Bailey, sindaco di Cambridge
Mary Cheney
Ilene Chaiken, produttrice esecutiva
Linda Villarosa, ex editrice del New York Times,
Cynthia Nixon, attrice
Titti De Simone deputata
Nerone Imperatore
Aldo Mieli operaio
Thomas Mann e figlio Klauss Mann scrittori
Benvenuto Cellini scultore
Sir Richard Burton esploratore
Cecil Beaton fotografo
Agatone drammaturgo greco
Giulio III papa dal 1550 al 1555
Filippo IV il Bello re di Francia
Frederik Rolfe scrittore inglese
Krupp industriale tedesco
Luigi II di Baviera occhi chiarissimi e dall'ovale perfetto
Wagner compositore
Socrate filosofo
Alcibiade ateniese
Alessandro il Grande, Re di Macedonia nel 336
Oscar Wilde scrittore
Gide scrittore
Cocteau scrittore
Pasolini scrittore
Arbasino scrittore
Joe Dallessandro attore e modello
Michelangelo scultore
Mario Mieli militante
Busi scrittore
Ruth Ellis tipografa
Cecilene Franklin tipografa
Umberto Bindi cantante
Andy Wharol pittore fotografo autore
De Pisis Filippo pittore
Caravaggio pittore
Giulio Cesare imperatore
Leo Gullotta attore
Gianni Vattimo filosofo
Angelo Pezzana autore scrittore


Trovato? No? Allora ve lo dico io.

Quel filo si chiama OMOSESSUALITA'.
Vilipesa, odiata, amata, additata, sublimata, condannata, capita, condivisa, ripudiata, umana, naturale, pervertita, diabolica, angelica, straordinaria, semplice, normale.
Normale.
Normale!
E invece...diventa dibattito, diventa motivo di odio, sotto il suo vessillo si sacrifica sempre qualcuno o qualcosa (leggere meglio: qualcuno o qualcosa si DEVONO sempre sacrificare..), diventa argomento che fa moda, audience. Anzi, sei moderno se sostieni "Io non ho nulla contro i gay" , denunciando in realtà la persistenza di quella cultura della tolleranza che sancisce ancora una volta la predominanza del pensiero omofobico. Chi deve tollerare chi? E perche? Che forse i tacchini tollerano i galli? Che forse i galli ringraziano per questo? O il pero tollera il melo, o l'arancio, o il castagno?
Tollerare...Dal Garzanti: "1- avere la capacità fisica e morale di resistere senza danno a qualcosa; sopportare; 2-accettare con pazienza, indulgenza, larghezza di idee le opinioni, gli atteggiamenti, gli errori altrui", e laddove si parla di "larghezza di idee" viene in mente qualcosa di simile ad un beneficio, elargito con generosità.
Ma "tollerare" una cosa quando la cosa è legittimata da se stessa, dal solo fatto di esistere, quando la cosa coincide con un essere umano e la sua storia, il suo presente e futuro, si può davvero parlare di Tolleranza? E stabilita da chi?
Si può dire "tollero il rumore del martello pneumatico"se ci sono lavori in corso nella strada sotto casa, ma non si può, non si deve "tollerare la diversita' "(frase spesso detta con la convinzione di aver detto un qualcosa di illuminato...), perchè la diversità è un dato umano che caratterizza ognuno di noi. Fa parte della nostra umanità. Come il cielo, la terra, il sole, la luna, le stelle, il mare, il lago, le montagne, le pianure, i bambini, gli anziani, il naso, i piedi, le piante, i suoni, i rumori, i girasoli e le margherite, le nuvole e l'erba, e altre miliardi di cose che compongono il nostro miliardario universo. Dentro a queste meravigliose cose ci sono le donne e gli uomini, coi loro nasi, i loro denti, con quel tipo di voce, quel colore di pelle, quell'andatura, quella voglia di gelato, il modo di suonare o di essere stonati, di ridere, di piangere, di concentrarsi, di piacersi, di abbracciarsi o di intimidirsi, quella voglia di leggere, o di parlare lingue straniere, o di non capircinulladellapolitica, con quella capacità di essere madri o padri, di essere sorelle, fratelli, amiche, amici, compagne, compagni, amanti.
Di Amare.
Quella capacità di amare e di essere amati.
Anzi: quel diritto di amare e di essere amati. Anzi: quel diritto. Unico, su tutto il resto che è solo contorno: il diritto di essere esattamente ciò che si è. Sviluppiamo la cultura del diritto!
E il diritto non lo si tollera: si rispetta. Stop.

«...il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della famiglia umana è la base di libertà, giustizia e pace nel Mondo»
(Preambolo alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948)

domenica 10 giugno 2007

Bellissime.


"Specchio, specchio delle mie brame...". La regina cattiva di Biancaneve non sembrava avere conflitti con la propria immagine. Tanto da definire il riflettente, un amico, addirittura "...dei suoi desideri..". Al contrario, credo che nello specchio, il mio specchio, oggi io veda riflessa tutta la mia insuperabile insicurezza! In termini di fisicita', intendo, ma pure di...credibilita'.

In che senso?

Avete mai provato a guardarvi nello specchio per vedere, ad esempio, come vi sta un abito, un paio di orecchini, o un cappello?

Immaginatevi nell'atto di fare questa cosa...E pensate alla espressione della vostra faccia. Ricordate? Si atteggia, inconsapevolmente, a 'piaciona'.

Vi siete immaginate/i?

Il cappello in testa da provare? E chissa' perche' lo sguardo diventa un po' cupo, misterioso...come quando si indossano gli occhiali da sole da acquistare.

E la camicia? Il busto protesto in avanti, magari messo un po' a trequarti, con il bacino leggermente in avanti, proteso verso quel riflettente tanto da sembrare volercelo ingraziare!

E le scarpe? Per quelle c'e' tutto un rituale che diventa cosi' una farsa. Indossata la scarpa: vista frontale. Mmmh. vista laterale con piegamento accennato del ginocchio...mhmm... Stessa vista laterale, ma con tallone lievemente sollevato...Mmmmh. Vista interna, con apertura del piede in terza posizione (le ballerine mi capiranno). Tutte pose, in realta', per esporre sezioni del nostro piede cosi' rivestito cui nessuno fara' attenzione quando cammineremo, quando ci siederemo, quando balleremo.

Per non parlare del rossetto! Splendido e' il rituale della "posa del rossetto". Del rossetto davanti allo specchio, intendo. Ci si passa il morbido cosmetico e poi...Poi ridiamo davanti allo specchio!? Anche per verificare che non vi siano tracce di rosso sui denti (quando mi capito' di vederne su denti della mia interlocutrice non so cosa mi sono inventata per farglielo notare...segni, indicazioni, ammiccamenti con lo sguardo, che avra' pure pensato che ci stavo provando!), ma soprattutto per vederne l'effetto-sorriso.

Immaginatevi ancora mentre il parrucchiere vi ha fissato l'ultimo dei ciuffi sulla fronte...Di nuovo quello sguardo cupo, enigmatico che si misura con se stesso per consentire alla nostra seduzione di arrivare al top!

E se invece proviamo un pigiamone, magari coi fiorellini, o gli orsetti, o i cuoricini...?Primo istinto e': mani in tasca (se ci sono le tasche) o dietro la schiena e dondoliamo come bambinette...Regressione totale!

Aveva ragione Pupella Maggio, quando parlava dell'importanza delle scarpe, sul palcoscenico. A seconda del tipo di scarpa indossato "diventava" qualcuno di diversi...

Cosi' diventano un esercizio quelle smorfie, quelle pose, i gesti, altrimenti incomprensibili, davanti allo specchio. Un esercizio per prepararci all'incontro con chi non ci conosce ancora, o non cosi bene. Sapremo cosi' offrire all'interlocutore o interlocutrice il nostro profilo migliore, muovendo con sapiente destrezza il volto, il busto (o non offrendosi mai in quel trequarti che troviamo orrendo!), la posa delle gambe e il movimento dei piedi (???).

Salvo poi dimenticarci tutto quanto quando l'altro/a ci ha visto e rivisto in ogni porzione del nostro volume. Allora, tristemente, lo specchio cosi' impietoso con noi fino a che ci siamo guardate e riguardate in mille pose, si rassegna anche lui a guardarci (e meno male che non ha la testa...la scuoterebbe con sconfitta) in tutta la nostra scialberia. Pinzone in testa, occhiali, ciabattebastachesia, con addosso "qualcosa di comodo" che spesso altro non e' che una maglia informe, incolore, quellaperlacasa, che dovremmo invece usare come velo pietoso per coprire di pudore il nostro umano decadere.



Nello scrivere pensavo a tutte quelle donne che, come me, pensano che il proprio stato vitale spesso dipenda dall'approvazione degli altri. E pensavo a chi con semplicita' o rassegnato sorriso mi ricorda che sono bellissima. O chi mi dice di imparare ad amarmi cosi' come sono. Allora divento come lo specchio. Mi guardo e sorrido. Tanto dentro me io ci vedo la sirena che nello specchio non si vede, ma c'e'! Proprio come la piu' tradizionale delle magie...

venerdì 8 giugno 2007

J. Steinbeck - La Valle dell'Eden

Storia di una scatola
e del suo contenuto
(grazie)

AAA FABBRO CERCASI

I lavori artigianali, si sa, sono sempre piu' considerati un vero e proprio lavoro artistico.
Impegnati occhi, mano, mente, creativita', precisione, attenzione, cuore...
Proprio come nei rapporti con gli altri.
Voi avete un trapano?
Io ce l'ho!
Voi avete le brucole?
Io ce l'ho!
E i tasselli?
E il "metroquellocoicentimetri"?

Io...ce l'ho!

Detto cio', sono un'artista?

O...fabbro? Maniscalco?
Carpentiere?

Ma se fisso mobiletti sui muri...cosa sono?
E se montassi mobiletti di IKEA, chi divento?
Queste sono le vere domande...
E' l'abito che fa il monaco, come il trapano e martello fanno il Tuttofare?
Forse si'...L'importante e' portare bene l'abito...o usare bene martello e trapano.
Poi, giusto per farmi un'idea, trovo questa pubblicita':

FABBRO LAVORAZIONI PARTICOLARI E SU MISURA.

Lavorazioni...particolari?

Ma io scherzavo!

E SU MISURA???

HOW!

Scusate questa mia regressione...Anche io ho i miei momenti casual...