Stamattina niente sveglia. Il telefono era spento e ho dimenticato di riaccenderlo. Risultato: ho dormito ininterrottamente dalle 2.30 alle 11.00.E Tanella con me, a seguire i miei ritmi, al buio malgrado l'ora tarda della mattinata.
Mi sono svegliata e ho guardato la foto di nonna, che ride li', a pochi centimetri dal mio cuscino. Ho rivisto lei, le risate insieme, le nottate sveglie a guardare film, ancora a ridere...Poi, mentre io al mattino, proprio come oggi, mi svegliavo dopo un lungo sonno, lei era già in piedi, e con fare silenziosissimo, si avvicinava al letto dicendomi (in dialetto) "o higghicé...u vua nu pocu i cahé?" (figlioletta, lo vuoi un po' di caffè?)...Niente di più bello che svegliarsi al mattino e sentire il profumo del caffè che ti avvolge e poi una voce amata che te lo offre. Quella voce era mia nonna, la mia nonnina strana, civettuola (un giorno le dissi che per fortuna aveva dieci dita sennò costava un capitale mettere altri anelli alle altre dita!Un'altra volta le ho detto che se si metteva un asciugamano sulla spalla poteva fare la vu cumprà e venderne un po' in spiaggia...E lei a dirmi "Oh!Mi piacciunu accussì!" e rideva all'idea di andare in giro per ombrelloni a vendere anelli!), che aveva voglia di stare sempre in compagnia, vedere gente, non importa cosa, come, ma stare immezzo agli altri. E la nostra famiglia così numerosa glielo consentiva: anche solo andare a trovare sua figlia (mia madre) voleva dire trovare otto persone in casa (questa e' la mia famiglia), e ognuno di noi a portare amici, cugini, fidanzati, fidanzate, amiche e amici, per cui venire a casa da me significava una marea di gente da incontrare. E mia nonna era contenta. Mi faceva compagnia. Ogni fine settimana veniva da noi per stare con me, perché mia sorella andava via e una stanza tutta per me e solo per me era troppo! Cosi mia nonna veniva e cucinava un sugo superbo, cuoceva delle ore! Quando dopo il caffè mi alzavo, andavo in cucina e lei era lì, tutta ordinata, seduta vicino alla finestra a guardare fuori, la radio accesa su una stazione con canzoni italiane, orchestre e vecchie melodie. Lei li', il pugno chiuso sotto al mento, col gomito appoggiato al davanzale, capelli pettinati, quel bianco azzurro dei suoi capelli, io entravo con la tazzina vuota "Ndi vua ancora?" "Ma si', va, un altro goccio...No, nonna, lo faccio io, state li'", a dirle dandole del voi (si stupivano tutti...) a lei che già si stava alzando per prendermi dell'altro caffè Allora alzavo il volume della radio e cominciavo a cantare a squarciagola e lei che mi seguiva, e rideva, e cantava. E se al coro si univa anche mia madre, le risate si moltiplicavano come le stonature!E lei si divertiva. E quando rideva le venivano le lacrime agli occhi e con uno strano pudore si copriva il volto...Quant'era bella e quant'era bello stare con lei.
Quel giorno, quando il tempo s'era fermato in un muto dolore che non si può dire, ero li', accanto a lei, a rivivere in quei pochi minuti che quegli uomini con saldatrice e viti alla mano mi concedevano, tutti i nostri momenti insieme, quelle canzoni, le risate, le nottate sveglie, i caffè, gli anelli, le storie...Per ogni minuto la ringraziavo, mentre avrei voluto davvero che sentisse la ricchezza che mi aveva lasciato nel cuore, negli occhi, quei ricordi che ogni giorno avrei ripercorso... Le scrissi un biglietto e glielo misi tra le mani "Ovunque andrai ogni volta che mi sarai accanto ci saranno le nostre canzoni e tanta luce. Arrivederci nonna amata".
In chiesa cantai per lei la nostra canzone, che lei amava e che per tutti noi è "la sua canzone" che solo io le cantavo. "la nevicata del 56" di Mia Martini (era diventata la nostra cantante preferita, oggi saldata al ricordo di nonna...) riempiva la navata ammutolita, nel silenzio di quei cuori tutti sospesi e feriti. Tutti, per me, sparirono. Eravamo solo io e lei, no...non distesa in quel noce levigato, no...Ma li', seduta vicino alla finestra, coi capelli composti, in quell'azzurro bianco di nuvola, coi i suoi anelli tra le dita, e il suo sorriso. Solo cosi' trovai la voce, il coraggio, e sparirono il tremore e la paura...Cantai solo con lei, per lei, per noi.
Stamattina, cosa che non faccio mai, ho acceso la radio del telefonino. Selezione manuale e mi fermo sui 91.80 dell'unica stazione che si sentiva bene. "Radio Margherita solo musica italiana", che assomigliava tanto a "quella" musica italiana, quella di un sabato di qualche anno fa. E l'annunciatrice che dice "...oggi, sabato 23 giugno, per 'Un giorno insieme', le canzoni di Mia Martini".
Sto scrivendo mentre mia nonna mi ha fatto un buonissimo caffè.