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giovedì 4 agosto 2011

Lo specchio deformante

Cosa fosse la delusione non lo sapeva ancora. Per lei significava scoprire una verità che non assomigliava neanche un po' a quella che credeva fosse "la verità".


La verità intesa come un modello, quasi, un prototipo di comportamento al quale, nel bene e nel male, tutti aderiscono. Ci si incontra, ci si parla, ci si scambia parole, ci si da' e ci si prende, si ricevono affetto abbracci sorrisi.

Poi arrivano quelle che si credono "incomprensioni", ma anche quelle stanno lì, a puntinare il quadro della "verità", momenti necessari per superare se stessi e andare oltre. E migliorare. Poi c'è tempo per le riappacificazioni, per i chiarimenti. Questa era per lei la verità. Questo era ciò che credeva fino ad allora. Una sera, però, voltando lo sguardo in un modo forse mai imparato prima, quasi che l'occhio fosse un laser capace di sezionare trasversalmente anche i pensieri, decifrando ora il movimento altrimenti impercettibile dell'occhio, ora quella buffa piegolina al bordo delle labbra, decodificando così una persona, quella lì davanti a lei, come uno scanner fa con un'immagine inondata di pixel, ecco, proprio lì, in quel momento, l'elaboratore emotivo dentro di lei comincia a lanciarle risultati sorprendenti: dati impressionanti che le rimandavano ad un solo esito. S'era ingannata! Lei e la sua predisposizione all'accomodamento, lei e la sua tendenza a non indagare ("perche' - pensava - se problemi ci sono i problemi verranno esternati, no?"), lei e l'amarezza che, come goccia di fiele, le stava bucando lo stomaco in quel punto indefinito che sembra piccolissimo, dove riescono a starci, invece, un sacco di dolori. Ora ne aveva uno di più, che per star comodo s'era preso tutto lo spazio. "Ma con chi ho avuto a che fare fino ad oggi?" era la domanda che a formularla per intero le bloccava a metà il respiro e la faceva piangere. "Sono stata tutto il tempo osservata e giudicata, nel tentativo di mettere in luce le mie incapacità? E' tutto qui quello che ne ho avuto di questa storia bugiarda?" e come un rullino arrivato alla fine, continuava a rivedere la stessa scena di lei e la sua incredulità al tavolino di quel bar. In compagnia del turbinio dei pensieri che sembravano gonfiarle la testa andò a letto. E la notte non le diede una mano, anzi. Rimase sveglia a scomporre i dettagli di quell'amarezza cercando di rimetterli in un nuovo ordine, nel quale facessero meno male. Arrivò cosi il mattino.

Ed era sorprendentemente come tutte le altre mattine. E si accorse che quell'amarezza aveva soltanto definito un contorno all'infelicità che da sempre c'era. Ora aveva dovuto guardarla un po' di più negli occhi, sostando forzatamente su quello sguardo e quel mezzo sorriso, apparentemente mai visti prima. Ora doveva ricordare e non tornare più indietro. "Abbiamo gli occhi in direzione "AVANTI"...Non c'è scelta: è in AVANTI che dobbiamo andare".

(da Wikipedia. Lo specchio incarna una valenza negativa o positiva seconda i casi: in esso ci si perde e ci si riconosce, si scopre ciò che è fugace , si distingue il dissimile dal simile.

domenica 8 marzo 2009

Il mio ottomarzo


Non potevo metterle tutte ma alcune non potevano davvero mancare...

PS aggiunto il 10/03/2009: non notate che tra le donne rappresentate vi siano alcune di straordinaria somiglianza? Guardate la Levi Montalcini e la poetessa Szymborska, la Yourcenar e la mia amica Claudia (cercatela), la Vitti e mia madre, Finocchiaro e Martini...

martedì 16 dicembre 2008

Buon compleanno, Pà.

Come allora...Ciao Papà, buon compleanno.

venerdì 26 settembre 2008

Amore - Sempre e Per Sempre

A volte c'è bisogno di dirlo, quell'Amore che fa sentire migliori. Quell'Amore che si prende cura di te e, spesso, non chiede nulla in cambio. Quell'Amore che "come stai?" diventa la domanda più bella della giornata.
A volte c'e' bisogno di dirlo, che quell'Amore è la cosa più importante, in questa vita che sembra solo, in fondo, arrotolarsi nelle giornate, col sole o la pioggia, da sole o in compagnia, su se stessa, come un tappeto di plastica.
A volte c'e' bisogno di dirlo, a quell'Amore, che senza di esso il tappeto di giorni e notti, per quanto pieni di luce e poche ombre, sarebbe solo un tappeto di plastica di giorni e notti.
A volte ho bisogno di dirlo, che l'Amore è il motivo dei miei sorrisi più liberi e pure quello piuttosto idiota di questo momento, mentre lo scrivo!

martedì 12 agosto 2008

Amiche e amici Buona Vacanza!

A tutti voi che avete ogni volta una parola per arricchire questa Scatolina, un caro saluto e un arrivederci. Vi abbraccio tutti e aspetto di leggere le vostre nuove parole, i vostri nuovi pensieri, il vostro semplice vivere. Grazie!
(in ordine alfabetico)
artista buenaonda carlo dona francesca giulia jonathan libero81 marco melanzina melogrande patrizia pollon santa

e a tutti "quelli di passaggio" che si fermano per una sosta evvia! Grazie a tutti voi. Io da parte mia, vi mandero il saluto di questo meraviglioso mare!

venerdì 25 aprile 2008

"Sei Chiara come l'alba"

CHIARA
Il tuo sorriso lieve
i tuoi occhi d’azzurro leggero
solleticano il mio cuore
nel guardarti
e sorride la mia vita
nel tuo sorriso delicato.
Chiara come la mattina
prima del sole
Chiara come la schiuma del mare
prima della risacca
Chiara come un’idea
p
rima di dormire
Chiara come l’amore
che conforta del dolore del vivere
Chiara come l’amore
che dà voglia di vivere.

Con Amore, ProTIALori

domenica 17 febbraio 2008

Tutto in un sorriso.

Sto centellinando i ricordi. Frammentandoli in dettagli che non voglio dimenticare. Sarà per questo che tutti i giorni uno di essi riaffiora e mi proietta in un passato "passato", di quelli che non tornano. Di quelli che non tornano se non tenuti dolcemente per mano dai ricordi. Alla scoperta di papà, mi sono ritrovata a sorridere mille volte, e altre mille a piangere. A chiamarlo nel rimbombo vuoto di un silenzio triste da morire...Rivedo i suoi occhi, accesi nei miei mentre gli racconto la gag "Oh Tito tu t'hai ritinto il tetto ma tu 'nt'intendi mica tanto di tetti ritinti..." pronto a ridere di gusto!Ma d'improvviso rivedo la scena di me che nel silenzio plumbeo di quella notte, incredula dell'immobilità innaturale per il suo stile di papa', ho sollevato la sua palpebra per guardarlo ancora una volta negli occhi...Dove guardavano i suoi occhi? Perche' non mi sorrideva più? Perche' se n'era andato...E dove? Milioni di domande che si rincorrono da quel giorno..:Ti sei dimenticato di me. Hai dimenticato la tua bambina. Ora che non hai bisogno piu' di nulla non ti interessa piu' di nessuno. Salvo poi consolare con: parla con lui, arriverà vibrante nei tuoi pensieri, o a galoppo di una canzone che non t'aspettavi, o nel sorriso di un pensiero improvviso che ti rincuora...E' questo il suo modo di stare vicino a chi ama...Poi in casa, di nuovo da sola: rivedo le sue cose che ho ritirato dall'ospedale quella sera. Ogni tanto prendo il suo pettine (quante volte l'ho pettinato!Lasciavo però a lui gli ultimi tocchi, con quel suo modo di tirarsi indietro le ciocche morbide) e con titubanza lo annuso...E' pazzesco l'odore ancora vivo dei suoi capelli.L'odore dei suoi capelli e' ancora qui e lui non c'e' piu'. Come la scia di un aereo. Allora è successo davvero. In quei giorni ho sentito il bisogno di fare per lui un sacco di cose. Avevo voglia di dignità. L'accoglienza, in quel rituale di condoglianze che fino ad allora ho sempre ritenuto sciocco, di ogni persona che veniva a rendere omaggio a mio padre, raccolto in una compostezza che non aveva neanche una traccia delle sue sofferenze (era bellissimo!), mi sembrava un cerimoniale importante, profondo, un ultimo forte legame tra me e mio padre: Vedi, Lorella, quanta gente vuol bene a tuo padre? Ed io "Grazie infinite, papà vi abbraccia, di cuore" e gli abbracci e i baci sconosciuti li sentivo come se io fossi solo un veicolo e mio padre il destinatario. Li raccoglievo tutti, non trascuravo alcuna stretta di mano, mano sulla spalla, baci improvvisi e abbracci tra le lacrime. Anche quelle di un anziano signore che continuava a scomporre i capelli a papà, mettendogli la grande mano sulla fronte e chiamandolo per nome con una tenerezza infinta, o quelle di "mamma Rosa" la signora rumena che per 33 notti ha fatto compagnia a papà in ospedale, e che aprendosi un varco tra la folla, vicino a lui comincia a pregare, dicendo a voce alta "Ciao Mimo, tu sei siempre stato molto buono, tuo animo buono, tuti qui ti salutano e tuti diciamo per lui un preghiera...Padre Nostro, che sei nei cieli..." e poi in rumeno...Io ero molto fiera di papà, un uomo a volte brutale nei modi, a volte dolcissimo, d'una indipendenza che spero in parte resti dentro di me, d'una lievità di pensiero, leggero come piuma, malgrado le sofferenze degli ultimi tempi, quando non voleva restare solo, ma mai avrebbe ammesso di aver paura...E forse non ne aveva. Un giorno glielo domandai:"Papà, ma tu hai paura di morire?" Mi ha risposto con la stessa aria di quando gli domandavo se Ranieri aveva fatto bene a mettere in campo Iaquinta al posto di Del Piero...Un'alzata di spalle e "...No...Paura no. Lorè, è che sono...tanto stanco!" Allora cambiavo discorso e parlavo del mare. Laddove mi avrebbe portata. "Pago tutto io. Andiamo in un posto dove ci si arriva con l'aereo!". Ok, papà. Ci andremo al mare. Te l'ho promesso e lo faro', malgrado le mie paure che forse ora sai ancora di piu'. Ora che chissà da dove, sicuro dal centro del mio cuore, sotto la leva del pianto appena la gola si stringe..., sei lì che guardi con un sorriso.

Papà, quand'ero piccola ( e a volte anche ora), mi chiamava (in dialetto) Cuccilla i pipi i papà (seme di peperoncino di papà...Come perde sentimento, tradotto...) e mi teneva con lui spessisimo, portandomi in giro specie nei fine settimana: passaggio al bar a salutare i suoi amici (praticamente chiunque incontrasse!), poi al cimitero a portare i fiori, o alla domenica pomeriggio, al cinema, a vedere i film girati, come lo diceva lui "A cinecittà" tanto con enfasi che pensavo fosse un luogo magico ( e forse lo era davvero), oppure quelli epici, "Il colosso d'argilla", "Sansone e Dalila"... La cosa bella dei fine settimana con mio padre era la preparazione: tra i ricordi di allora, mio padre che di domenica mattina si fa la barba ed io accanto a lui. Lui, tutto profumato di bagno appena fatto, con la canottiera candida e l'immancabile orologio al polso, che riempie il pennello di schiuma e poi lo da' a me, per spalmarlo sul mio viso! Lui mi aiuta a stenderlo bene in ogni angolo, poi lui prende il rasoio (era di quelli con la testina che si apriva come uno sportellino e vi andava inserita la lametta vera e propria) e prima di mettervi la lama dentro si metteva di impegno e "mi faceva la barba" portando via dal mio viso quella schiuma pannosa e profumata. "Stringi la bocca di là", ora fai così, alza il mento...Ora sciaquati che anche io finisco!Dì a tua madre di prepararti che poi andiamo a prendere il gelato!"Mi voltavo felice a guardarlo nello specchio e lì, con un occhiolino, trovavo il suo sorriso. Tutto in un sorriso era il riflesso di mio padre...

Sento una ferita dentro al cuore che batte con esso. Sento un profondo amore per mio padre. Resto incredula perche' non sapevo di amarlo cosi' tanto.

“Quando sei partito, padre mio, è stato come se morisse il maggior tronco della foresta. Allora un gran vento è passato sulle cime e uno stormir di foglie ha pianto la vita che si è spenta. Poi, lo spirito del tronco ha alimentato con più forte respiro la giovane selva che sfida il vento. Così la tua morte, padre mio, mi ha rivelato la saggezza di azioni, parole, silenzi. E invisibile mi hai ripreso per mano dando coraggio e fiducia al mio cuore…
Si vive sempre un poco vicino a chi abbiamo veduto morire, si muore sempre un poco con chi ci ha dato la vita. Ma non ci si separa mai completamente da chi ci ha soltanto lasciati un poco ad attendere quaggiù
” .

Ciao dolce Papà
Con amore, la tua "bambina" Cuccilla i pipi.


















mercoledì 17 ottobre 2007

Direte che è l'età...



...con la regressione...si ridiventa bambini...Ecc...ecc..E cosi' si spiegherebbe questo disegnino rosa, che fa tanto "tre metri sopra il cielo", e cosi' fuori posto, perciò, nel blog di una 43enne...
Sbagliato!
Questa immagine, oggi per me Emblema, me l'ha spedita buenaonda per darmi una notizia meravigliosa!
Mi sto accingendo (mi ci vorra qualche mese di preparazione...)a passare da TIA LORI a PROTIA LORI. Non sara' solo una questione di forma...no...
Nel mio cuore e nella mia vita sta per fare il suo ingresso la piccola (Emma?J'espere que oui! Emma Carlotta, j'espere...)di un giovane uomo e di una giovane donna che amo moltissimo. Andrea e Virginie, cui auguro di vivere una lunga vita piena di sentimento, di calore e di dolcezza. E con tanti tanti amici a far loro compagnia.
Hanno fatto, Virginie e Andrea, la prima fotografia al frutto del loro amore e han scoperto che diventero' prozia di una - bellissima, ne sono certa - bambina. (Non avevo dubbi, cara Virginie, te lo avevo detto!)
E questa è per me una bella, davvero bella, notizia.
(Andrea, guarda che potrai insegnarle a giocare a calcetto, sai? Lei ti insegnera' chesso'...a suonare il pianoforte!O a scrivere di lei...).
Con Amore, (quasi pro)TIA LORI

martedì 9 ottobre 2007

Le parole

Le parole spesso conducono un gioco tutto loro. Fanno assaporare la leggerezza di un desiderio del tutto inespresso, fanno canticchiare d'allegria un parte di noi chissa' in che cosa distratta, hanno una loro - mi dice la sconosciuta - Potenza, che io, nel mio lessico sfrontato, ho chiamato Potere. E' vero: potenza e' come una forza benvola, amica. Potere è maschera, non si sa che cosa rivelera', se distruzione o costruzione. Se morte o vita.
E le parole, oggi, mi han condotto per mano, una mano stretta attorno a quella di uno sconosciuto, che saluta con dignita, ironia, e senza esitazione, con dolore minuzioso, una "Bella Persona"...Anche queste sue parole, cosi' sommesse e cosi' cariche di pieta', cosi' umane e delicate, cosi' generose, sono entrate nella mia giornata. Di convissuto. Di quel dolore misto a malinconia che mi dice, ad esempio, che oggi era, sarebbe stato, il compleanno di nonnina. Che ironia della sorte, e' pure l'anniversario della dipartita di nonnino...Una vita, quella di nonna, a ricordare, semmai gli eventi l'avessero distratta, che ad ogni arrivo c'e' una partenza, ad ogni nascita un lutto...Cosi', quando, dal 65 in poi, arrivava il 9 ottobre in casa di nonna si stava a mezz'aria...sospesi tra l'evento gioioso da festeggiare, il suo compleanno, e l'evento luttuoso da commemorare, la morte di nonno, suo consorte.
Dopo qualche anno, almeno da quando i miei ricordi si fanno piu' nitidi, erano gli ultimi anni 70, la festa di compleanno ebbe il sopravvento. Ed io credo col benestare di nonno, che da qualche parte, finalmente, tirava pure un respiro di sollievo, perche', semmai gli fosse venuto un senso di colpa per essere morto nel giorno di compleanno di sua moglie, ora poteva stare nuovamente tranquillo!
Tempo di Parole. Cariche e inespresse. Ce le ho li', ma non sono ancora dette. Lasciate a decantare, come vino rosso ad ossigenarsi, in attesa di una bella bevuta..
Ma le parole non dette...sono gia' parole?

Buon compleanno, Scurilla.
Un abbraccio, nonno caro.
Vi amo sempre.

martedì 7 agosto 2007

non ti dirò

...E pensandola si disse:"Potrei dirti del mio dolore, di quanto la tua assenza renda tutto incolore, insapore e inodore. No, nessun profumo, nessun gusto o colore. Di quanto il groppo in gola sia un tappo incastrato nella voragine che si apre in gola e va fin qui, appena sotto la punta del cuore, questo lembo di muscolo che proprio qui sembra pungere lo stomaco...Ecco, lo senti?
Ma non ti dirò nulla, amore mio.
Perchè ogni parola ti porterebbe nuovo dolore, che si aggiungerebbe come il corteo d'un funerale a quello gia' inevitabile e nero della perdita di me.
Ed io non voglio che tu soffra ancora. E per me. No, neanche con me voglio vederti soffrire...".
Rimase a fissare un punto sulla parete bianca mentre il proiettore acceso sui suoi occhi chiusi illuminava il bianco e nero di un sorriso.Dondolava lieve, intanto, una litania, accennata appena appena a bocca chiusa...
Na sera ieu passai pe le padule‘ntisi le ranocchiule cantare
A una a una ieu le sentia cantare ca me pariane lu rusciu de lu mare
Lu rusciu de lu mare è tantu forte la figlia de lu rre se ‘nda alla morte
Idda se ‘nda alla morte e ieu alla vita la figlia de lu re sta se mmarrita
Idda sta se mmarita e ieu me ‘nzuru la figlia de lu re portà nu fiuru
Idda portà nu fiuru e ieu na palma la figlia de lu re se ‘nda alla Spagna
Idda se ‘nda alla Spagna e ieu in Turchia la figlia de lu re è la zita mia
E vola vola vola palomma vola e vola vola vola palomma mia
E’ meo lu core meo, è meo lu core meo è meo lu core meo te l’aggiu dare

sabato 23 giugno 2007

Un caffè fatto con amore

Stamattina niente sveglia. Il telefono era spento e ho dimenticato di riaccenderlo. Risultato: ho dormito ininterrottamente dalle 2.30 alle 11.00.E Tanella con me, a seguire i miei ritmi, al buio malgrado l'ora tarda della mattinata.
Mi sono svegliata e ho guardato la foto di nonna, che ride li', a pochi centimetri dal mio cuscino. Ho rivisto lei, le risate insieme, le nottate sveglie a guardare film, ancora a ridere...Poi, mentre io al mattino, proprio come oggi, mi svegliavo dopo un lungo sonno, lei era già in piedi, e con fare silenziosissimo, si avvicinava al letto dicendomi (in dialetto) "o higghicé...u vua nu pocu i cahé?" (figlioletta, lo vuoi un po' di caffè?)...Niente di più bello che svegliarsi al mattino e sentire il profumo del caffè che ti avvolge e poi una voce amata che te lo offre. Quella voce era mia nonna, la mia nonnina strana, civettuola (un giorno le dissi che per fortuna aveva dieci dita sennò costava un capitale mettere altri anelli alle altre dita!Un'altra volta le ho detto che se si metteva un asciugamano sulla spalla poteva fare la vu cumprà e venderne un po' in spiaggia...E lei a dirmi "Oh!Mi piacciunu accussì!" e rideva all'idea di andare in giro per ombrelloni a vendere anelli!), che aveva voglia di stare sempre in compagnia, vedere gente, non importa cosa, come, ma stare immezzo agli altri. E la nostra famiglia così numerosa glielo consentiva: anche solo andare a trovare sua figlia (mia madre) voleva dire trovare otto persone in casa (questa e' la mia famiglia), e ognuno di noi a portare amici, cugini, fidanzati, fidanzate, amiche e amici, per cui venire a casa da me significava una marea di gente da incontrare. E mia nonna era contenta. Mi faceva compagnia. Ogni fine settimana veniva da noi per stare con me, perché mia sorella andava via e una stanza tutta per me e solo per me era troppo! Cosi mia nonna veniva e cucinava un sugo superbo, cuoceva delle ore! Quando dopo il caffè mi alzavo, andavo in cucina e lei era lì, tutta ordinata, seduta vicino alla finestra a guardare fuori, la radio accesa su una stazione con canzoni italiane, orchestre e vecchie melodie. Lei li', il pugno chiuso sotto al mento, col gomito appoggiato al davanzale, capelli pettinati, quel bianco azzurro dei suoi capelli, io entravo con la tazzina vuota "Ndi vua ancora?" "Ma si', va, un altro goccio...No, nonna, lo faccio io, state li'", a dirle dandole del voi (si stupivano tutti...) a lei che già si stava alzando per prendermi dell'altro caffè Allora alzavo il volume della radio e cominciavo a cantare a squarciagola e lei che mi seguiva, e rideva, e cantava. E se al coro si univa anche mia madre, le risate si moltiplicavano come le stonature!E lei si divertiva. E quando rideva le venivano le lacrime agli occhi e con uno strano pudore si copriva il volto...Quant'era bella e quant'era bello stare con lei.
Quel giorno, quando il tempo s'era fermato in un muto dolore che non si può dire, ero li', accanto a lei, a rivivere in quei pochi minuti che quegli uomini con saldatrice e viti alla mano mi concedevano, tutti i nostri momenti insieme, quelle canzoni, le risate, le nottate sveglie, i caffè, gli anelli, le storie...Per ogni minuto la ringraziavo, mentre avrei voluto davvero che sentisse la ricchezza che mi aveva lasciato nel cuore, negli occhi, quei ricordi che ogni giorno avrei ripercorso... Le scrissi un biglietto e glielo misi tra le mani "Ovunque andrai ogni volta che mi sarai accanto ci saranno le nostre canzoni e tanta luce. Arrivederci nonna amata".
In chiesa cantai per lei la nostra canzone, che lei amava e che per tutti noi è "la sua canzone" che solo io le cantavo. "la nevicata del 56" di Mia Martini (era diventata la nostra cantante preferita, oggi saldata al ricordo di nonna...) riempiva la navata ammutolita, nel silenzio di quei cuori tutti sospesi e feriti. Tutti, per me, sparirono. Eravamo solo io e lei, no...non distesa in quel noce levigato, no...Ma li', seduta vicino alla finestra, coi capelli composti, in quell'azzurro bianco di nuvola, coi i suoi anelli tra le dita, e il suo sorriso. Solo cosi' trovai la voce, il coraggio, e sparirono il tremore e la paura...Cantai solo con lei, per lei, per noi.
Stamattina, cosa che non faccio mai, ho acceso la radio del telefonino. Selezione manuale e mi fermo sui 91.80 dell'unica stazione che si sentiva bene. "Radio Margherita solo musica italiana", che assomigliava tanto a "quella" musica italiana, quella di un sabato di qualche anno fa. E l'annunciatrice che dice "...oggi, sabato 23 giugno, per 'Un giorno insieme', le canzoni di Mia Martini".
Sto scrivendo mentre mia nonna mi ha fatto un buonissimo caffè.

giovedì 24 maggio 2007

L'innamorato che aspetta

La notte era trascorsa a fatica, fortuna che l'aria era tiepida, e un leggero venticello accompagnava la sua insonnia. Guardava la finestra chiusa e il cuore si stringeva perche' immaginava che lei, la sua amata, avesse oramai rinunciato a rendere libero il suo cuore.
Nessuna luce a quella finestra illuminava il suo timore, nessuna speranza lontana gli dava il conforto di una attesa che non si rivelasse invana.
L'avrebbe aspettata ancora, 97 giorni e 98 lunghe notti, cercando di ricordare ogni dettaglio di lei, dei suoi occhi, del suo sorriso. La sua unica forza.

mercoledì 23 maggio 2007

Erano trascorsi....

...due giorni e due lunghe notti, a fissare con amore il tempo senza di lei. L'innamorato si stringeva tra le proprie braccia, specie di notte, quando la mancanza di lei si faceva piombo. Era di nuovo mattino, un nuovo giorno, che sarebbe trascorso senza il suo sorriso. La sua amata certo lo pensava, all'interno dei muri della casa in cui si era chiusa, forse le mancava il sorriso di lui, le sembrava quasi che lei potesse parlargli del suo dolore...
A volte, invece, doveva ricacciare con forza il pensiero che lei si sarebbe potuta abituare alla mancanza di lui e che quella finestra, alla fine, sarebbe rimasta chiusa.
Che dolore!Che fitta al cuore...Doveva cacciare la paura di perderla, voleva credere in lei!E per farlo ritornava al suo sorriso, alla sua dolcezza. Chiuse gli occhi sul sole gia' alto nel cielo e su quel sorriso trascorse il suo giorno...


...98 ancora e 99 notti, interminabili, senza di lei

martedì 22 maggio 2007

100 giorni 100 notti

Il giorno trascorse lento lentissimo sotto la sua finestra. La notte sarebbe stata piu' facile, pensandola li' a dormire, magari sognando l'amore. La notte sarebbe stata piu' facile forse perche' avrebbe chiuso i suoi occhi su quel sorriso, e l'avrebbe sognato, l'avrebbe guardato, l'avrebbe accarezzato nel sogno.Chiuse gli occhi e non volle sentire null'altro che il fruscio dei suoi capelli tra le sue dita.Senza pensare se mai l'avrebbe vista affacciata a quella finestra...

lunedì 21 maggio 2007

Una lunga storia d'amore

Quando ti ho vista arrivare
bella così come sei
non mi sembrava possibile che
tra tanta gente che tu
ti accorgessi di me.
È stato come volare
qui dentro camera mia
come nel sonno più dentro di te
io ti conosco da sempre e ti amo da mai.
Fai finta di non lasciarmi mai anche se
dovrà finire prima o poi
questa lunga storia d'amore
ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai.
Fai finta che solo per noi due passerà
il tempo ma non passerà
questa lunga storia d'amore...
Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai
È troppo tardi ma è presto se tu te ne vai.
G. Paoli

venerdì 18 maggio 2007

L'amore...

Un dialogo a piu' voci, quello sull'amore. Non ce n'e' una che dica piu' o meno la stessa cosa...Chi dice che l'amore è una condizione necessaria per vivere la vita, chi parla (spesso senza accorgersene) di Bisogno, chi dice che l'amore non ha eta', chi dice che "senza amore non sa stare", chi parla di amore non prescindendo dall'atto di amare, chi vede nell'amore il segno della continuita' (costi quel che costi)....Ma nessuno mi ha spiegato che cos'e' l'amore. Ricorro a Vinicio, che con due passi di ballo, suadente e cadenzato, con voce roca da alcol e fumo, con suoni graffiati e stirati e avvolti come spirali di fumo, mi dice dell'Amore...Anzi, anche lui si domanda
"Che cos'è l'amor..." http://spazioinwind.libero.it/lalcova/camera_a_sud.htm

PER TE
(24/01/2007 h:11.50)

Nel mio cuore
l’ombra di una felicità
che ha la tua forma.
Ti penso,
normale
come il cucchiaino nel mio caffè,
come quando cerco gli occhiali
sul comodino
e il mondo con essi riprende i suoi contorni.
Sei dentro ai gesti consueti
Sei nella mancanza di te
Se solo mi rendo conto che non ci sei.
L’amore che non ha paura
è l’amore che vive
Il mio si nasconde.
Perché… ha paura!
Benvenute lacrime
Beate
Solcate le mie guance perché
Finalmente
Piango per amore!

L.B.

Il Bacio (Gustav Klimt)



"...dualità di principi vitali che si fondono, in un reciproco scambio di sensi e amore infinito, fissato nell'attimo di compenetrazione spirituale attuata dall'atto del dare e del ricevere..."
(C. Tilloca, Klimt, Il Bacio: l'estasi dell'abbandono ovvero il non-tempo dell'amore, in "XÁOS. Giornale di confine", Anno I, n.2 luglio-ottobre 2002, URL: http://www.giornalediconfine.net/n_2/art_9.htm)

"1911 Classe di Ferro" così diceva tuo nonno

18 maggio 1911 Buon compleanno nonno, ovunque tu sia.

LA MONTAGNA

Ho visto la montagna
quest'oggi
dal piazzale del supermercato
mentre la borsa della spesa
pesava nella mano
candida e dolce nei colori
troneggiava
sul quel misero sky line
che di metropolitano
ha solo gli aerei rasotetti...
Ho preso una bottiglia
d'acqua
e l'ho aperta
mentre mille bollicine anidre
mi lavavano la mano.
Ho bevuto un sorso
per allontanare
la puzza della strada...
E riguardavo la montagna laggiù,
in trasparenza
con la coda dell'occhio.
Sembrava mi guardasse anche lei.
Sembrava
con la voce del vento
portarmi un sorriso
pietoso caro malinconico...
Mio nonno forse.
Mio nonno è quella montagna
solo vino buono
altro che bottiglia
di acqua
di plastica
di bollicine finte.

Buon compleanno, nonno amato.