domenica 6 febbraio 2022

Presidentessa della Repubblica

Avremmo dovuto candidarci noi, a Presidentesse della Repubblica. Donne, lavoratrici, madri, nonne ZIE! Col senso della CURA, della COMPRENSIONE, dell'AUTOREVOLEZZA, con la percezione del FUTURO e la certezza dell'importanza dell' ALTRO/A. 

Empatiche, ferree, pazienti, lungimiranti, confortanti, CAPACI.

Dedicato a tutte quelle Donne, oggi più che mai, sacrificate/sacrificatesi per la vita di altr*.

Donne della Memoria, sopravvissute alla Storia, a uomini violenti, a famiglie difficili, a rinunce disumane. 

Ma che ne sapete voi...

L'ombra di Narciso - Teatro

Quando da un incontro, semplicemente capitato, emergono lotte crudeli dentro la nostra anima, da liberare per liberarci, quando Narciso richiama i nostri sensi, per piegarli insieme alla nostra volontà al suo compiacimento, quando i nostri sogni vengono pian piano nascosti dall'abbraccio vischioso dell'altr* che li teme, i nostri sogni...

Quando la lunga vita promessa da Tiresia è una conquista rivelata dal dimenticare il proprio volto e tuffarsi negli occhi degli altri...

Quando la consapevole autodeterminazione ci salva dall'amore malato, dall'ossimoro di sé stesso, giacché l'amore non deve e non può per definizione essere "malato"...

Allora, solo allora si troverà il coraggio per uscire dall'ombra di Narciso e vivere la propria essenza fino in fondo. 

Le maschere che portiamo per sopravvivere anche al nostro limite, ai nostri dolori, in fondo ci aiutano a proteggere noi stess* e la nostra anima fragile.

Purché ad indossarla,   quella maschera, sia solo una nostra scelta...


L'ombra di Narciso

Testo/voce Loredana Bagnato

Coreografia/ballo Laura Scaringella e corpo di ballo

Regia Loredana Bagnato

https://www.lastampa.it/torinosette/2018/03/29/news/l-ombra-di-narciso-al-teatro-marchesa-1.37546745


Se-non-c'è-spazio- PRENDIAMOCELO

Una punta di rammarico, in fondo, con cui constatare che l'unica donna, sul palco dell'Ariston (in realtà davanti ad una platea mondiale di milioni di persone...), capace di prendersi il suo spazio, di diventare protagonista e non valletta, di non titubare d'emozione, di esordire con ironia, con sottile e squisita regalità, di divertire e intenerire, elegante, sfacciata, mai volgare...sia un uomo.Che veste i panni della migliore versione delle donne, se solo ne prendessero coscienza.

Grazie Gianluca Gori/Drusilla Foer, un fantastico esempio di fluidità, eleganza, grinta, intelligenza.



Post:

Poiché si presta ad una interpretazione che potrebbe voler colpevolizzare le donne "non abbastanza all'altezza per/di"...

APPROFONDISCO e CHIARISCO (semmai ce ne fosse bisogno)

La cosa veramente triste è che di donne "all'altezza" ce ne sono tantissime, ma per condurre Sanremo (e per gestire ogni luogo con un certo potere comunicativo/economico ecc) si scelgono gli uomini.

E Drusilla Foer, personaggio carismatico frutto del genio di Gori, ha messo ancora di più in evidenza questo fatto: le donne di Sanremo (e in tutto il sistema) sono trattate da comparse e vallette, Drusilla no. Già, lei...è un uomo! 

E finalmente ha fatto vedere ciò che le donne (è quanto lei impersonifica) siano capaci di fare. Se solo gli uomini si tolgono, un momento, fuori dalle balle...

Questo è.

Il sistema è maschilista, non le donne "scarse".


FRAMMENTI

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"Solo frammenti

Restano appesi ai pensieri.

Come panni stesi

Dimenticati

Sotto al sole

Sotto la pioggia

Nel dilavante 

Incessante

Andirivieni del tempo.

Che passa.

E sembra tornare.

Ma non torna

E passa".

(loredana bagnato)









DIO LO SA




È sfocata. Per chi non è noi due - Paolo ed io - la nostra lunga storia di fraterna e profonda amicizia, il nostro legame solido, inesplicabile e quotidiano, sono qualcosa di sfocato. 

Ma io mi ricordo tutto.

Anche l'odore di certe giornata, la musica di certe giornate. Ricordo la voce, il fumo della sigaretta che, fumata di nascosto aveva davvero un buon sapore...

Ricordo le notti a disegnare e il caffè. 

Ricordo quanto non c'era nulla da aggiungere a certe nostre risate. Complici. Arrivate da lontanissimo.

Non si può.  Resta una fotografia con una brutta messa a fuoco.

Dentro di me?

Una tristezza che s'accompagna al dolore per il tempo che passa e scivola via, ed è inutile tentare di trattenere chi si ama. Il tempo va. A volte ci avvicina. Altre ci separa.

Mi metterò con calma a ricostruire i ricordi. Ne ho per una quarantina d"anni.  

Certo, ricordare con te sarebbe tutta un'altra storia.

Ma mi hai lasciata qui a proseguire il nostro cammino. Con le nostre bizzarrie le nostre stranezze.

E cercherò di fare. 

Anche per il gusto di immaginarti lì a gioire con me. 


Ciao Paolo ❤

venerdì 22 giugno 2018

Il tuo caffé zuccherato


L’aria che vorticosamente gira nella stanza, trascinata dalle pale del ventilatore, si porta dietro ciò che trova.
Sto preparando la pappa per la mia piccina e il caffè per me. Ad un tratto, una folata di aria calda si mescola nei miei sensi e, tra brodo e caffe e quel caldo arrivato dritto dal fornello acceso, mi fa trasalire e mi ritrovo in spiaggia. 
Avrò cinque, forse sei anni. C’e’ un silenzio incredibile a quest’ora. Quasi tutti fanno la pennichella pomeridiana, e forse qualcuno s’e’ svegliato e senza fare rumore sta preparandosi il caffè, nel piccolo cucinino delle “baracche”.  Che sono delle casette di legno costruite a poche decine di metri dal mare. Qui  le chiamano baracche, anche se sono carine e confortevoli. Una accanto all’altra, che tra l’una e l’altra ci nascondevamo per giocare, a volte per fare la pipì, quando proprio ci scappava, e, quando eravamo un po’ piu’ grandicelli, per scambiarci qualche bacio furtivo…

A quest’ora c’e’ il rumore del mare che fa da sottofondo al silenzio che culla nel dopo pranzo, mentre qualcuna, sicuramente una nonna, sta già decidendo per la cena, e ha acceso il fuoco sotto al pentolone del sugo.
Entro di nascosto nel cucinino e vedo mia zia che gira piano piano il cucchiaino dello zucchero nella tazzina del caffè. 
Lo beve in silenzio e con la coda dell’occhio, da dietro la tazzina si accorge di me. 
“vieni” mi dice. 
Raccoglie lo zucchero rimasto in fondo alla tazzina, che ancora profuma di caffè, e me lo porge con un sorriso complice. 
“Sssh, non dire che ti ho dato il caffè, eh!”


E insieme usciamo dalla stanzetta. 
Fuori la luce del sole che si specchia nel mare, mi costringe a chiudere gli occhi, tanto è forte il chiarore. 
Li riapro, ora. 
Con un gesto lento, giro il cucchiaino dello zucchero nel mio caffe. 
Il ventilatore col suo ronzio ha compiuto un milione di giri, e mi ha riportato a quelle estati calde, di sole, di mare, di famiglia numerosa che nel dopo pranzo taceva, lasciando nell’aria i riverberi di grida di bambini, di ondate fragorose, di risate e abbracci. 
E con dolcezza sorrido al ricordo di quel sorriso complice.



@loredana bagnato 22.6.18

domenica 10 giugno 2018

VIDA MIA





In un altro tempo, dove la musica è voce e la voce è trasporto, dove il battito del cuore si misura con i respiri e lo sguardo non indugia altrove.

Il tango è il tempo che passa e non cambia il suo profumo.

Adriana Varela è la voce che trasporta ogni singola emozione. Innamorarsi è questione di istanti e respiri mancanti. Ritrovati.