lunedì 4 novembre 2024

Gestione della società "Inferno"

Questo via via più disgraziato sistema sta creando delle mostruosità che, come vapore venefico, si stanno insinuando in ogni nostra più piccola remora. 

Il moralmente giusto ha spostato l'asticella più in là del dignitosamente, e ci stiamo fisiologicamente adattando a quadri orribili, dove dignità, decoro, umanità non trovano nè troveranno più posto.

Strade di città col limite dei 30km all'ora e semafori lunghissimi, che creano bolle di inquinamento insostenibile, ma pare sia "ecologico", accanto ad ipocrite piste ciclabili.

Spazi occupati da senzatetto, che non pagano il plateatico certamente,  ma vivono al di sotto del nostro sguardo che ha disconosciuto, ormai da tempo, la pietà e la compassione.

Spazzatura umana e spazzatura ai bordi della strada, non si distinguono più e non li vediamo neanche più.

Ragazze e ragazzi sempre più confusi e disarmati, davanti al bel nulla che stiamo loro servendo su un piatto di miseria emotiva e misantropica solitudine. Abbandonati a sé stessi come s'abbandonano le bottigliette di crack esausto, ai bordi dei parcogiochi, perché non esiste modo di giocarci o di riciclare anch'esse.


Vedo mostri adulti intorno a me, che si preoccupano soltanto più di tenersi stretto il proprio potere, piccolo o grande che sia, tanto c'è sempre un paria ad di sotto di un altro, su cui sfogare la propria insoddisfacente vita di merda..


Loredana solaris Bagnato 

3 novembre 2024

sabato 19 ottobre 2024

Da quel giorno...

L'alba del 19 ottobre 2018 mi ritrovò, dunque, orfana. 

Con la testa senza pensieri, totalizzata completamente nel presente che mi aveva assorbita, risucchiata in un gorgo vorticoso di struggente dolore e poesia, ero diventata orfana. L'ormeggio cui la mia barca approdava, ogni qualvolta ne avessi sentito l'esigenza o per un suo stesso richiamo, era scivolato via, silenziosamente accompagnato dalle canzoni che, fino a qualche decina di ore prima, animavano l'intero molo e le nostre serate. 

Non in un corteo funebre, ma nella dolorosa bellezza della poesia, mai vista nè vissuta prima: il suo bel profilo stagliato nella flebile luce della camera, la musica sussurrata accanto al suo cuscino, su cui avevo poggiato anche io il mio capo, per aspettare con lei, sul molo, la partenza, erano un punto di vista inedito e struggente, l'addio che mai avrei potuto immaginare prima. 

Mai. 

Ora eravamo lì, in attesa. 

Ed è lì che la tua mano ha lasciato dolcemente la mia, o la mia la tua, per scivolare leggera, come un soffio di vento, in quell'ultimo sottile respiro. Un sipario incredulo e attonito si è srotolato nel silenzio e il mondo ha spento la luce. 

19.10.24




18 ottobre 2019


Se mi soffermo col pensiero a quella giornata di 5 anni fa, mi manca il respiro. Un groppo in gola, il pianto. Allora voglio ricordare solo le cose belle, infinite, che mi hai regalato, i tuoi sorrisi, le lunghe chiacchierate con me bambina  o alla sera, al ritorno da scuola, al telefono mentre andavo al lavoro...E poi le gite al mare, le vacanze, il tuo essere presente a quell'esame o agli spettacoli, l'accoglienza che hai sempre riservato ai miei amici e alle amiche. 

Mi manchi mammina, e se lo scrivo qui è solo per ricordarti insieme a chi ti ha conosciuta e per presentarti, per la donna meravigliosa che eri, a chi non ha fatto in tempo a conoscerti. 

Mi manchi infinitamente.

Con amore.

..la mamma è come un albero grande che tutti i suoi frutti ti dà...

18 ottobre 2019 - 18 ottobre 2024







mercoledì 27 settembre 2023

La Metro per volare da te. 2019

Era diventato familiare. Un tragitto che non conoscevo e che, per una come me, che per secoli aveva un'idiosincrasia conclamata per gli spostamenti verso luoghi non familiari, al punto da soffrire di attacchi d'ansia e di panico, non ancora noti nè troppo discussi, per una come me, dicevo, quel tragitto rappresentava il viaggio verso le colonne d'Ercole...

Ma quattro anni fa, quasi sospinte dal vento, le mie gambe non hanno mai esitato: rapidamente, e con una leggerezza che non mi appartiene, ecco che quasi volavo! Uscivo dal lavoro, arrivavo a piedi a Porta Nuova, scendevo verso la Metro, direzione Bengasi, che fino ad allora rappresentava solo la Libia, e in 4 fermate arrivavo da lei. Era pomeriggio inoltrato, a volte già verso sera, quando alle mie spalle vedevo il brillio del sole ormai tramontato, che disegnava i contorni delle montagne, e davanti a me le prime ombre della notte che ora non mi incutevano alcun timore. Ero da poche settimane divenuta cittadina torinese, non sapevo ancora nulla dei confini di questa città, dei mezzi pubblici, delle fermate...Ma quel tratto di metropolitana, dalla sera del 12 settembre del 2019, era diventato casa. Alla fermata Carducci Molinette, ad aspettarmi tutte le sere c'era lei. Senza volerlo è riuscita ad insegnarmi un po' di orientamento, a me che mi perdo ovunque. Avrebbero potuto scrivere, tra le fermate: "Mammina". Per me era lei. E scendevo e risalivo con una sicurezza mai avuta prima. Le mie gambe si muovevano veloci, risalendo le scale, divorando a falcate il marciapiede (ricordo i lavori di restauro di un edificio che costringeva a passare sotto una specie di galleria, creata dall'impalcatura, dove facevo a zig zag tra gli altri pedoni...), e giungendo davanti all'ingresso dell'ospedale Molinette, via Genova, uno dei tanti di questo enorme edificio. Guardavo da fuori e ricreavo mentalmente il percorso da fare per giungere fino a lei. E individuavo quella che sembrava essere la finestra della sua stanza. Entrata, corridoio a destra, ascensore, 3° piano, 3° stanza a sx.

La porta era sempre socchiusa. Bussavo. Avanti! ...Sei arrivata? Ciao mammina mia, come stai?

Bene! Perché, mai, avresti voluto dire altro...

...

sabato 5 agosto 2023

Giornata d'agosto e discorsetto sul procrastino

Ho fatto un promemoria delle cose da fare. Alcune facili facili, altre un po' più impegnative. Ma sono certa che la mia tendenza inassopita al procrastinare mi farà fare altro e non ciò che devo. Sicuro che mi dedicherò allo stucco di un angolo smussato, millimetrico, di quel muro che...piuttosto che stendere i panni, o riporre le pentole lavate... Certo è che ho imparato l'arte del procrastinare e dell'ingannare il procrastino stesso. Metto in elenco le cose più odiose da fare, scegliendo le meno odiose e avendo comunque ottenuto di averne eliminata qualcuna dalla lista. E, nell'indugio tra l'una e l'altra, mi sarò messa la crema, avrò cantato, avrò scritto (proprio come sto facendo ora), avrò ballato e ascoltato la deposizione di Giovanni Brusca del 29 ottobre del 21. 

Insomma, procrastino o no, avrò fatto comunque un bel po' di cose.

Ed ora stenderò i panni che la lavatrice, quasi al termine del lavaggio, mi restituirà! 

Buona estate!

venerdì 7 aprile 2023

Buonanotte mammìna

 La notte é iniziata e quel po' di sonno che avevo... puff! È sparito! Domattina dovrò alzarmi presto. È piacevole indugiare nel letto, sotto il piumone, ma lo è ancor di più quando la sveglia suona e devi alzarti! 

Vorrei sognare mia madre, fare due chiacchiere con lei, guardarla parlare, gesticolare, nei suoi suoni e colori. Mi manca. 



La sento sempre accanto a me.



domenica 13 novembre 2022

GIRO DI GIOSTRA

Quando i pensieri decidono di diventare dialogo e, cavalcando le parole, si aggrappano selvaggi ad esse, ed escono fuori correndo, come Ulisse e i suoi, sotto la pancia degli ovini di Polifemo...Quando succede, io li assecondo, e in un brevissimo "giro di giostra" capita anche questo. Era agosto 2019.

Nel giro di giostra

Dei miei pensieri

Ti prendo e ti perdo
Come fiocco premiante
Mi fermo e gira la testa
Sembrava festa
Sembrava tutto
Superava confini
Il lutto elaborava
Di ogni cosa perduta
Per sempre
O nel persempre tenuta
Nella giostra dei pensieri
Ti fermi un momento
C'è vento mi dici
Rimanimi accanto
Ti lascio
No. Tu non mi lasci
Mi allacci.
Ti allaccio.
Le cinture
Di sicurezza
Di castità
Di forza
Tutte in una.
Che fortuna le tua mani!
Mi leghi al tuo abbraccio
Lo so fare bene sai?
Si ci credo.
Gira la giostra
Un fotogramma sorridente
Mi mostra chi eri
Ieri
Prima dei nostri sentieri
Gira gira e gira il mio mondo
Esploro con la telecamera
Il fondo di noi.
E sondo e sento.
Ti sento.
Mi sento.
E non importa chi eri
Ieri
E su quali sentieri camminavamo
Senza l'essenza di noi
Che poi...chi siamo?
Oggi ti vedo
Il tuo silenzio appoggi
Sul cuore ferito sfibrato
Lo vedo pulsare
Ne sento il calore
C'è vita c'è amore
Che importa che giri la giostra
Un nastro tra le mie mani
L'ho preso al volo
È il mio domani
C'è posto per noi
È il costo dell'attesa questo girare.
Fermo i pensieri
Trattengo la festa
C'è già tutto qui.
Resta.
Resta.
Eroiche gesta di te che sei come me.
Che sei dentro me.
Che sei me
Che sei.
E resti tu.
Tu come me.

(9.8.19 Loredana bagnato)


sabato 30 aprile 2022

COLLEZIONA RICORDI

...Ed ecco perché è più importante la memoria che il resto...

La memoria, nella somma delle nostre esperienze, è il nostro bagaglio.

Puoi disporre oggi di tutto ciò che vuoi.

Pensa:

Risate con gli amici? Ce l'ho 

Cena con mamma? Ce l'ho 

Bacio con innamorata? Ce l'ho 

Viaggio bellissimo? Film del cuore? Amico/a unico/a? Animaletto adorato? Serata fottutissima? Casino incredibile? Rischio? Paura? Musica adorata? E molto altro ancora...

Questa è in fondo la vita.


Chi non vive fa il tragico errore di non portarsi dietro nulla e non avere ricordi. 

Ricordi che ti faranno correre quando non avrai più forza nelle gambe, che ti faranno ridere con gli amici che non ci sono più, che ti faranno provare quel brivido di quella volta là, che ti faranno ritrovare il coraggio di quel giorno quando hai fatto quel qualcosa di incredibile...

Il libro, ricordati, non è solo la pagina che stai leggendo.


domenica 6 febbraio 2022

Il Tempo e i nostri demoni

In questo spazio di Terra, dove ognuno ha un suo compito "divino", mescolato al Dna che lo caratterizza, in tanti, ancora troppi, sono coloro che passano il tempo, questo loro tempo caduco, a contrastare la crescita di altri, a tentare di demolirne i progetti, a rendere difficile la percorrenza.



L'insegnamento della mistica dell'esistenza, quella che aderisce al principio di Causa/Effetto, ci ricorda che rendendo stabile la Buddità nella profondità della nostra vita, possiamo divenir capaci di vincere su noi stessi e di non essere sconfitti dai cinque veleni: avidità, collera, stupidità, arroganza e dubbio.

Non è facile. Oggi più che mai sembra che tutti quanti si stia su un ring. Ovunque scazzottate, verbali, reali... oggi è ancora più difficile non cadere vittime dei nostri cinque demoni...

Presidentessa della Repubblica

Avremmo dovuto candidarci noi, a Presidentesse della Repubblica. Donne, lavoratrici, madri, nonne ZIE! Col senso della CURA, della COMPRENSIONE, dell'AUTOREVOLEZZA, con la percezione del FUTURO e la certezza dell'importanza dell' ALTRO/A. 

Empatiche, ferree, pazienti, lungimiranti, confortanti, CAPACI.

Dedicato a tutte quelle Donne, oggi più che mai, sacrificate/sacrificatesi per la vita di altr*.

Donne della Memoria, sopravvissute alla Storia, a uomini violenti, a famiglie difficili, a rinunce disumane. 

Ma che ne sapete voi...

L'ombra di Narciso - Teatro

Quando da un incontro, semplicemente capitato, emergono lotte crudeli dentro la nostra anima, da liberare per liberarci, quando Narciso richiama i nostri sensi, per piegarli insieme alla nostra volontà al suo compiacimento, quando i nostri sogni vengono pian piano nascosti dall'abbraccio vischioso dell'altr* che li teme, i nostri sogni...

Quando la lunga vita promessa da Tiresia è una conquista rivelata dal dimenticare il proprio volto e tuffarsi negli occhi degli altri...

Quando la consapevole autodeterminazione ci salva dall'amore malato, dall'ossimoro di sé stesso, giacché l'amore non deve e non può per definizione essere "malato"...

Allora, solo allora si troverà il coraggio per uscire dall'ombra di Narciso e vivere la propria essenza fino in fondo. 

Le maschere che portiamo per sopravvivere anche al nostro limite, ai nostri dolori, in fondo ci aiutano a proteggere noi stess* e la nostra anima fragile.

Purché ad indossarla,   quella maschera, sia solo una nostra scelta...


L'ombra di Narciso

Testo/voce Loredana Bagnato

Coreografia/ballo Laura Scaringella e corpo di ballo

Regia Loredana Bagnato

https://www.lastampa.it/torinosette/2018/03/29/news/l-ombra-di-narciso-al-teatro-marchesa-1.37546745


Se-non-c'è-spazio- PRENDIAMOCELO

Una punta di rammarico, in fondo, con cui constatare che l'unica donna, sul palco dell'Ariston (in realtà davanti ad una platea mondiale di milioni di persone...), capace di prendersi il suo spazio, di diventare protagonista e non valletta, di non titubare d'emozione, di esordire con ironia, con sottile e squisita regalità, di divertire e intenerire, elegante, sfacciata, mai volgare...sia un uomo.Che veste i panni della migliore versione delle donne, se solo ne prendessero coscienza.

Grazie Gianluca Gori/Drusilla Foer, un fantastico esempio di fluidità, eleganza, grinta, intelligenza.



Post:

Poiché si presta ad una interpretazione che potrebbe voler colpevolizzare le donne "non abbastanza all'altezza per/di"...

APPROFONDISCO e CHIARISCO (semmai ce ne fosse bisogno)

La cosa veramente triste è che di donne "all'altezza" ce ne sono tantissime, ma per condurre Sanremo (e per gestire ogni luogo con un certo potere comunicativo/economico ecc) si scelgono gli uomini.

E Drusilla Foer, personaggio carismatico frutto del genio di Gori, ha messo ancora di più in evidenza questo fatto: le donne di Sanremo (e in tutto il sistema) sono trattate da comparse e vallette, Drusilla no. Già, lei...è un uomo! 

E finalmente ha fatto vedere ciò che le donne (è quanto lei impersonifica) siano capaci di fare. Se solo gli uomini si tolgono, un momento, fuori dalle balle...

Questo è.

Il sistema è maschilista, non le donne "scarse".


FRAMMENTI

6215

"Solo frammenti

Restano appesi ai pensieri.

Come panni stesi

Dimenticati

Sotto al sole

Sotto la pioggia

Nel dilavante 

Incessante

Andirivieni del tempo.

Che passa.

E sembra tornare.

Ma non torna

E passa".

(loredana bagnato)









DIO LO SA




È sfocata. Per chi non è noi due - Paolo ed io - la nostra lunga storia di fraterna e profonda amicizia, il nostro legame solido, inesplicabile e quotidiano, sono qualcosa di sfocato. 

Ma io mi ricordo tutto.

Anche l'odore di certe giornata, la musica di certe giornate. Ricordo la voce, il fumo della sigaretta che, fumata di nascosto aveva davvero un buon sapore...

Ricordo le notti a disegnare e il caffè. 

Ricordo quanto non c'era nulla da aggiungere a certe nostre risate. Complici. Arrivate da lontanissimo.

Non si può.  Resta una fotografia con una brutta messa a fuoco.

Dentro di me?

Una tristezza che s'accompagna al dolore per il tempo che passa e scivola via, ed è inutile tentare di trattenere chi si ama. Il tempo va. A volte ci avvicina. Altre ci separa.

Mi metterò con calma a ricostruire i ricordi. Ne ho per una quarantina d"anni.  

Certo, ricordare con te sarebbe tutta un'altra storia.

Ma mi hai lasciata qui a proseguire il nostro cammino. Con le nostre bizzarrie le nostre stranezze.

E cercherò di fare. 

Anche per il gusto di immaginarti lì a gioire con me. 


Ciao Paolo ❤

venerdì 22 giugno 2018

Il tuo caffé zuccherato


L’aria che vorticosamente gira nella stanza, trascinata dalle pale del ventilatore, si porta dietro ciò che trova.
Sto preparando la pappa per la mia piccina e il caffè per me. Ad un tratto, una folata di aria calda si mescola nei miei sensi e, tra brodo e caffe e quel caldo arrivato dritto dal fornello acceso, mi fa trasalire e mi ritrovo in spiaggia. 
Avrò cinque, forse sei anni. C’e’ un silenzio incredibile a quest’ora. Quasi tutti fanno la pennichella pomeridiana, e forse qualcuno s’e’ svegliato e senza fare rumore sta preparandosi il caffè, nel piccolo cucinino delle “baracche”.  Che sono delle casette di legno costruite a poche decine di metri dal mare. Qui  le chiamano baracche, anche se sono carine e confortevoli. Una accanto all’altra, che tra l’una e l’altra ci nascondevamo per giocare, a volte per fare la pipì, quando proprio ci scappava, e, quando eravamo un po’ piu’ grandicelli, per scambiarci qualche bacio furtivo…

A quest’ora c’e’ il rumore del mare che fa da sottofondo al silenzio che culla nel dopo pranzo, mentre qualcuna, sicuramente una nonna, sta già decidendo per la cena, e ha acceso il fuoco sotto al pentolone del sugo.
Entro di nascosto nel cucinino e vedo mia zia che gira piano piano il cucchiaino dello zucchero nella tazzina del caffè. 
Lo beve in silenzio e con la coda dell’occhio, da dietro la tazzina si accorge di me. 
“vieni” mi dice. 
Raccoglie lo zucchero rimasto in fondo alla tazzina, che ancora profuma di caffè, e me lo porge con un sorriso complice. 
“Sssh, non dire che ti ho dato il caffè, eh!”


E insieme usciamo dalla stanzetta. 
Fuori la luce del sole che si specchia nel mare, mi costringe a chiudere gli occhi, tanto è forte il chiarore. 
Li riapro, ora. 
Con un gesto lento, giro il cucchiaino dello zucchero nel mio caffe. 
Il ventilatore col suo ronzio ha compiuto un milione di giri, e mi ha riportato a quelle estati calde, di sole, di mare, di famiglia numerosa che nel dopo pranzo taceva, lasciando nell’aria i riverberi di grida di bambini, di ondate fragorose, di risate e abbracci. 
E con dolcezza sorrido al ricordo di quel sorriso complice.



@loredana bagnato 22.6.18

domenica 10 giugno 2018

VIDA MIA





In un altro tempo, dove la musica è voce e la voce è trasporto, dove il battito del cuore si misura con i respiri e lo sguardo non indugia altrove.

Il tango è il tempo che passa e non cambia il suo profumo.

Adriana Varela è la voce che trasporta ogni singola emozione. Innamorarsi è questione di istanti e respiri mancanti. Ritrovati.



domenica 12 novembre 2017

Destiny. Your destiny full of love.


Quando sei arrivato non pensavo di te nulla. Eri tra gli altri. 
Nei giorni successivi, ogni volta che tu eri presente, i miei occhi si concentravano su di te. 


Il tuo volto, bambino e adulto, i tuoi modi, scontrosi e protettivi, il tuo fare da piccolo scugnizzo, non so cosa fosse, ma finivo sempre col guardare te. 
Tu che portavi negli occhi il tuo carico - invisibile a chissà quanti -di dolore, di maltrattamenti, di povertà, di violenza. 
Qualche minuscola cicatrice sul tuo viso ne era forse la traccia piu' evidente, se non ci si soffermava a guardarti un po'. 
E' stato un grande regalo l'averti incontrato. 
Aver trascorso con te qualche tempo, in cui hai imparato ad abbracciarmi ogni volta che mi vedevi, a chiedermi qualche gioco, a dirmi tutti i No che finalmente ti potevi permettere, è stato per me davvero un grande regalo. 
Tu e la tua dolce scontrosità sono piantate nel mio cuore. 
Ed ora che sei prossimo ad un nuovo trasferimento, nella prosecuzione del tuo lungo viaggio, non sono riuscita a trattenere le lacrime. 
Spero per te ci sia una vita intensa di gioia e realizzazioni, giochi e risate.
Sono qui che guardo il tuo disegno per me, che ha riempito il foglio intero. Aereo che lancia le bombe, carro armato che mitraglia l'aereo, un castello preso d'assalto da cavalieri e catapulta...
Poi, però, giro il foglio e li' hai disegnato due cavalieri che duellano con la spada, e sopra uno di essi, accanto al tuo nome, hai disegnato un bel Cuore.
Il tuo, ne sono certa.
Avrei voluto fare anche quest'anno con te e gli altri bimbi l'albero di Natale. 
Ciao piccolo ometto. Arrivederci. 



martedì 4 luglio 2017

CON LE OMBRELLINE A PARLAR D'EUROPA!

lodicoalucianopresidente@regione.abruzzo.it presidenza@regione.abruzzo.it urp@regione.abruzzo.it daniela.valenza@regione.abruzzo.it Cc enzo.delvecchio2@regione.abruzzo.it angelo.muraglia@regione.abruzzo.it emidio.primavera@regione.abruzzo.it fabrizio.bernardini@regione.abruzzo.it giancarlo.zappacosta@regione.abruzzo.it tommaso.dirino@regione.abruzzo.it vincenzo.rivera@regione.abruzzo.it segreteriapresidente@regione.emilia-romagna.it segreteria.pariop@governo.it urp@unite.it
Alla c.a. Segreteria Pari Opportunità governo Segreteria Presidenza Regione Emilia Romagna Università degli Studi di Teramo Presidente Regione Abruzzo Sig. Luciano D’Alfonso presidenza@pec.regione.abruzzo.it



Buonasera, presidente. Immagino che la mia sia la milionesima lettera che riceve, almeno questa è la mia speranza, dopo quei “maledetti giorni” del 30 giugno e 1 luglio in cui, con una trasparenza terrificante ha esibito sul pubblico palco di Sulmona tutta l’arretratezza del suo pensiero in fatto di Rispetto. No, non “in fatto di donne”. Ma di Rispetto. Perché in uno scatto, che ha girato (come mi auguro e come era giusto fosse) l’intero globo terrestre, c’era tutta la possibile mancanza di rispetto: - per sé, ancor prima degli altri. Eh sì, perché un Presidente rappresentativo di una intera Regione (quella dell’Abruzzo poi, nota per la fierezza e l’integrità di chi lo popola) non avrebbe MAI e poi MAI consentito che alcuni esseri umani, per quanto bisognosi di lavorare, sarebbero stati USATI come palo reggi-ombrello, riproponendo (in questo caso inoltre) un cliché odioso e denigrante, ancor di più in un momento storico dove a fatica, ancora tanta, le donne arrancano per occupare uno spazio vitale e sociale ADEGUATO alla loro dignità, e in cui qualcuno, invece, e col suo avallo, ha osato pensare di esibirle come “cosa” su un pubblico pulpito. - Mancanza di rispetto per le stesse lavoranti, ammesso che il PALO REGGI-OMBRELLO possa essere considerato un mestiere (ricalcante certe pratiche dei colonizzatori che usavano esseri umani per farsi trasportare o per farsi arieggiare). - Mancanza di rispetto per chi era presente sopra e sotto quel siparietto…Mi domando e le domando: i suoi ospiti, tra gli altri il ministro alla Coesione territoriale De Vincenti, il rettore dell'università di Teramo Luciano D'Amico e il presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, hanno gradito? O hanno superato l’imbarazzo con un po’ di maschilista vanità e sprezzo? O non si sono accorti neanche di quelle presenze, serve mute, alle loro spalle? - E per tutti quelli che vi ascoltavano, ha avuto Rispetto? Perché anche loro, effettivamente, potevano rifiutarsi di guardare a quella scena “come se fosse normale”, ma sa, Presidente, non è facile per tutti mostrare schiettamente e spavaldamente il proprio pensiero (com'è invece ben riuscito a lei). Io mi auguro che le donne (ma non solo le donne) della sua vita e delle vite di quei suoi ospiti abbiano la forza di sopportare la vostra arretratezza e di insegnarvi che 30 secondi di scusa al mondo sarebbe stato più conveniente, anche per i ruoli da voi ricoperti in questa strapazzata società, che tacere e procedere nella becera scenetta, ricoprendo voi stessi, la Regione Abruzzo, l’Italia tutta e le Donne (e gli uomini) di RIDICOLO. Rimpiango i tempi delle corna esibite con infantile stupidità da un altro Presidente, che, al massimo, per l’esposizione mediatica che aveva, copriva di ridicolo solo se stesso. Invece lei, che fino ad oggi viveva nel limbo di un rassicurante anonimato, è salito agli onori di una vergognosa ribalta, portandosi purtroppo dietro l’Italia tutta. Io non ci sto. Come non ci stanno tanti, tantissimi italiani e italiane. CHE ASPETTANO LE SUE SCUSE PUBBLICHE E QUELLE DEI SUOI OSPITI. Non abbiamo bisogno della vostra arretrata fallocrazia. Né quella di nessun altro. Firmato Una donna, italiana, che aspetta le vostre scuse. Loredana Bagnato (foto di 27ora Corriere Raffaella Cagnazzo@rafficagnazzo)

sabato 1 luglio 2017

A conclusione di un anno di PRESIDENZA in COMMISSIONE PARI OPPORTUNITÀ' a Caselle Torinese...

...con la preziosa complicità dell'Assessora e Amica Angela Grimaldi, e del sindaco Luca Baracco, ho voluto fare un regalo alle Donne, in particolare quelle di Caselle Torinese, che sanno davvero dipingere la normalità con colori più intensi, facendo di essa, ogni volta, qualcosa di eccezionale.

giovedì 23 marzo 2017

HO SCOPERTO GRAFEMI

https://grafemi.wordpress.com


Un cofanetto di preziosità che non poteva passare inosservato ad una...scatolina.

VI SI LEGGE:

Con il termine grafema si indica il segno elementare e non ulteriormente suddivisibile che costituisce il linguaggio scritto, ovvero la singola lettera.
I grafemi costituiscono parole, che costituiscono periodi, che costituiscono post. E questi post costituiscono il blog grafemi.wordpress.com.
Immagino che lo scopo della tua ricerca non fosse leggere un blog. Ma ormai ci sei capitato dentro. Un consiglio? Approfittane. Voglio dire: non capita tutti i giorni di finire in un blog che si chiama Grafemi, no? Magari trovi qualcosa di interessante. Tipo una bella recensione di un libro che non è facile trovare. Qualche idea un po’ fuori dal coro sulla letteratura, sull’arte del romanzo, e cose di questo tipo.
ps Al fonema suono(gn) non corrisponde un grafema, ma il digramma gn.
ps2 Non esiste il blog digrammi.wordpress.com.
ps3 Ho appena creato il blog digrammi.wordpress.com


BUONA LETTURA.