sabato 16 giugno 2012

Mamme di marzapane - Pina Ranno


Dopo anni di incitamenti, di battaglie tra la voglia di lasciar svanire i sogni e quel flebile ancoraggio agli stessi, per tentare di sopravvivere, dopo fughe dalla realtà anestetizzando il dolore del vivere e scorci di sorrisi negli occhi dei suoi figli, nella luce del suo mare, nella sincerità dell'affetto di una manciata di amiche, la mia Sorellona Pina Ranno ha pubblicato finalmente il suo Romanzo. Ed io sono molto felice per come la vita, nei suoi meravigliosi e insondabili misteri, sappia ogni volta stringere il mio cuore e sorprendermi. 

Grazie amica mia per aver dato retta alla tua meravigliosa anima!
"ho bussato alla porta di quell'affetto materno finché le nocche hanno resistito. Sognavo di entrare nel suo mondo irreale, ma non ho trovato il sentiero, forse era coperto dalle sterpaglie del suo dolore, forse quell'ingresso era vietato proprio a me,alla mangianuvole che non le somigliava per nulla..."


MAMME DI MARZAPANE - Pina Ranno - Ed. L'autore Libri Firenze.


mercoledì 16 maggio 2012

Le cose che amo

Amo le cose leggere. 
Amo le carezze.
Amo le parole.
Amo commuovermi.
Amo l'odore dell'erba tagliata.
Amo l'odore della cipolla fritta.
Amo il profumo del dopobarba di papà.
Amo le gocce di mare in faccia.
Amo i cani che corrono.
Amo i gatti sdraiati al sole.
Amo i vecchietti sulle panchine.
Amo le vecchiette che parlano sul marciapiede.
Amo il suono della campana della Chiesa.
Amo la musica classica.
Amo la voce baritonale di Paolo Servidei.
Amo pensare che io l'ho conosciuto e amato.
Amo il sorriso dei bambini neonati.
Amo le mani dell'auto ostetricia dell'ospedale di Parigi.
Amo le cene con Nati, Lilla e Claudia.
Amo il lettone con Tanella.
Amo guardare Del Piero che gioca.
Amo rileggere dopo anni ciò che ho scritto.
Amo la determinazione di mammina.
Amo la mia mammina.
Amo pensare alle risate per caso.
Amo sfidare i luoghi comuni.
Amo sfidare anche quelli non comuni.
Amo le canzoni che piacevano a nonna.
Amo canticchiarle per lei.
Amo la pioggia.
Amo la pioggia mentre c'e' il sole.
Amo l'arcobaleno.
Amo Renato Zero.
Amo il mio amico lontano.
Amo la mia amica lontana.
Amo la distanza che si fa piccola piccola.
Amo con fiducia i miei nipoti.
Amo divertita e speranzosa le mie nipoti.
Amo riconoscere la bontà e commuovermi.
Amo le persone buone.
Amo quello che ho.
Amo quello che ho.
Amo quello che ho.

martedì 7 febbraio 2012


C'è chi ha la convinzione che si tratti di ... Cultura.

giovedì 22 dicembre 2011

Il Muro degli Angeli




Dal post di Emanuela Carniti, una delle figlie di Alda Merini, tra le promotrici (insieme alle sorelle Barbara, Simona, Flavia, la nipote Giulia autrice dell'appello online) della sottoscrizione per salvare la Casa che fu abitata e "segnata" dalla madre. La risposta di un...angelo!

"Massimo Ferrarotti spirale.mil

Gent. Manuela,come le accennavo telefonicamente l'Associazione della quale sono Presidente SPIRALE D'IDEE si rende disponibile alla realizzazione dello Strappo di intonaco di "casa Merini". La mia disponibilità non riguarda solo l'impegno del maestro Fiorentino Massimo Callossi e l'Artista Giampaolo Talani a realizzare lo strappo ma anche alla copertura TOTALE dei costi di realizzazione. Ieri ho contattato, dopo la nostra telefonata, l'Assessore alla Cultura della Regione Lombardia Massimo Buscemi che si è dato disponibile a sostenere l'iniziativa in tutte le sue forme e a farsi portatore di questo messaggio con l'Assessore Boeri. A mio parere, a questo punto, senza perdere altro tempo sento la necessità di agire, in accordo tra tutte le parti coinvolte, ma agire. Le allego la cronologia dell'intervento ed i materiali che verranno utilizzati.Il sopralluogo, da parte dei due maestri Fiorentini , è stato fatto a Novembre in accordo con il Comune di Milano ( dott. Vento e ufficio dell' Assessore Finazzer) e non servono altri sopralluoghi per poter operare. Penso fermamente che" l'opera" di Alda rappresenti una parte di noi Milanesi e di tutte persone che amano la Poesia.Rimanendo a sua disposizione per approfondimenti o chiarimenti la saluto cordialmente. Massimo".


Poi, la disponibilita' inattesa dei proprietari dello stabile sui Navigli...


(altro post, di Barbara questa volta, un' altra delle figlie della poetessa).


"COMUNICATO URGENTISSIMO: E' FATTA!

HO APPENA PARLATO CON I PROPRIETARI E CON L'AMMINISTRATRICE DEL CONDOMINIO DI RIPA DI PORTA TICINESE: MI HANNO AUTORIZZATA AD ENTRARE CON IL SIGNOR FERRAROTTI PER POTER ESEGUIRE I LAVORI, BASTERA' SOLO PRENDERE ACCORDI PER GLI APPUNTAMENTI.

LA SOPRINTENDENZA EFFETTUERA' IL SOPRALLUOGO LA SETTIMANA PROSSIMA.


Sono felicissima. Non sto nella pelle. E' fatta. Sono stati giorni intensi. Il nostro obiettivo è stato raggiunto. Grazie veramente a tutti. Uno per uno. Grazie di cuore."



Bene. Una bella storia di un bel Natale.

"Tutti mi guardano con occhi spietati, non conoscono i nomi delle mie scritte sui muri e non sanno che sono firme degli angeli per celebrare le lacrime che ho versato per te."(Alda Merini)

lunedì 19 dicembre 2011

SALVIAMO CASA MERINI



C'è una petizione, signore e signori, che va assolutamente sottoscritta. Non importa che vi piaccia la poetessa Ada Merini, oppure no. Il punto e' salvaguardare parte del nostro patrimonio, quello opera dell'intelletto, della Arte che ha caratterizzato il nostro essere un Paese di pensatori, di poeti, di scrittori, di luminari, di intellettuali, di cultori della Cultura in ogni suo aspetto.



Ada Merini, per chi la conosce è un'intoccabile icona della nostra letteratura piu' recente, le sue poesie spaccano il cuore, la realta', scardinando ogni luogo comune ed ogni rassicurante certezza. Per chi non la conosce e' una meravigliosa occasione di crescita.



Ma qui, ora, vogliamo salvare una casa. Quella che e' stata la casa di Ada Merini, con le scritte sui muri, che ora, qualcuno, vuole intonacare e rendere ... tabula rasa. Via! Spazzate via come molte cose di questa nostra Storia. (quelle scritte, nella foto...un po' della sua storia. A me si spezza il cuore pensando di passare una pennellata di bianco sopra! In qualunque altro Paese lo conserverebbero in una teca protetta!)



E se si e' stati in grado di dare un senso al bassorilievo bolzanino di "Mussolini a cavallo" di Piffrader, in un'ottica della salvaguardia proprio di quanto sopra, la nostra cultura artistica e le sue mille espressioni, sara' ancora piu' facile proteggere dall'indifferenza bianca di un anonimo intonaco la traccia tangibile, realista piu' che mai e quotidiana, del passaggio terreno di una grande e sconquassata mente, capace di profonde buissime paure e straordinari e limpidi voli angelici!



Diamoci da fare, dunque e cominciamo con firmare la petizione per salvare Casa Merini. E' un ottimo inizio. Solo un inizio, ma ottimo.



Grazie!









Questo il testo della petizione, a firma di Giulia Poletti (nipote di Ada Merini): "Purtroppo, mesi di attese e proposte, non hanno reso possibili i nostri sforzi e l'asportazione dell'intonaco della parete di Alda Merini è ormai alle porte. Il costo è molto alto e, il Comune di Milano non ha le disponibilità economiche per affrontare il tutto, oltretutto, i proprietari dell'appartamento, non faranno ulteriori proroghe e, il 15 gennaio, inizieranno i lavori di ristrutturazione dell'appartamento in cui Alda Merini ha vissuto e partorito le poesie che tutti noi conosciamo. Vi chiediamo un aiuto, non permettiamo che un pezzo di storia, nonché della cultura italiana venga abbattuto. Abbiamo pochi giorni per evitare questo scempio." (Giulia Poletti )

giovedì 4 agosto 2011

Lo specchio deformante

Cosa fosse la delusione non lo sapeva ancora. Per lei significava scoprire una verità che non assomigliava neanche un po' a quella che credeva fosse "la verità".


La verità intesa come un modello, quasi, un prototipo di comportamento al quale, nel bene e nel male, tutti aderiscono. Ci si incontra, ci si parla, ci si scambia parole, ci si da' e ci si prende, si ricevono affetto abbracci sorrisi.

Poi arrivano quelle che si credono "incomprensioni", ma anche quelle stanno lì, a puntinare il quadro della "verità", momenti necessari per superare se stessi e andare oltre. E migliorare. Poi c'è tempo per le riappacificazioni, per i chiarimenti. Questa era per lei la verità. Questo era ciò che credeva fino ad allora. Una sera, però, voltando lo sguardo in un modo forse mai imparato prima, quasi che l'occhio fosse un laser capace di sezionare trasversalmente anche i pensieri, decifrando ora il movimento altrimenti impercettibile dell'occhio, ora quella buffa piegolina al bordo delle labbra, decodificando così una persona, quella lì davanti a lei, come uno scanner fa con un'immagine inondata di pixel, ecco, proprio lì, in quel momento, l'elaboratore emotivo dentro di lei comincia a lanciarle risultati sorprendenti: dati impressionanti che le rimandavano ad un solo esito. S'era ingannata! Lei e la sua predisposizione all'accomodamento, lei e la sua tendenza a non indagare ("perche' - pensava - se problemi ci sono i problemi verranno esternati, no?"), lei e l'amarezza che, come goccia di fiele, le stava bucando lo stomaco in quel punto indefinito che sembra piccolissimo, dove riescono a starci, invece, un sacco di dolori. Ora ne aveva uno di più, che per star comodo s'era preso tutto lo spazio. "Ma con chi ho avuto a che fare fino ad oggi?" era la domanda che a formularla per intero le bloccava a metà il respiro e la faceva piangere. "Sono stata tutto il tempo osservata e giudicata, nel tentativo di mettere in luce le mie incapacità? E' tutto qui quello che ne ho avuto di questa storia bugiarda?" e come un rullino arrivato alla fine, continuava a rivedere la stessa scena di lei e la sua incredulità al tavolino di quel bar. In compagnia del turbinio dei pensieri che sembravano gonfiarle la testa andò a letto. E la notte non le diede una mano, anzi. Rimase sveglia a scomporre i dettagli di quell'amarezza cercando di rimetterli in un nuovo ordine, nel quale facessero meno male. Arrivò cosi il mattino.

Ed era sorprendentemente come tutte le altre mattine. E si accorse che quell'amarezza aveva soltanto definito un contorno all'infelicità che da sempre c'era. Ora aveva dovuto guardarla un po' di più negli occhi, sostando forzatamente su quello sguardo e quel mezzo sorriso, apparentemente mai visti prima. Ora doveva ricordare e non tornare più indietro. "Abbiamo gli occhi in direzione "AVANTI"...Non c'è scelta: è in AVANTI che dobbiamo andare".

(da Wikipedia. Lo specchio incarna una valenza negativa o positiva seconda i casi: in esso ci si perde e ci si riconosce, si scopre ciò che è fugace , si distingue il dissimile dal simile.

venerdì 8 luglio 2011

Il 25 giugno abbiamo realizzato uno spettacolo nell'ex Carcerce LE NUOVE di Torino. Un'atmosfera difficile. E avevo scritto questo.


"Quando esci da li' non sei piu' la stessa persona.

Sono stata in questi due giorni all'interno di quello che fino al 2003 e' stato CARCERE. Abbiamo allestito il palco, assemblato strumentazione e microfoni, messo a punto le luci e provate le voci...Senza accorgerci quasi del posto.

Ma intanto "il posto" stava entrando dentro noi.

Ad un certo punto mi e' pure parso di vederle quelle donne, appoggiate alla ringhiera, a guardare verso il palco, a sentire la mia voce che sale su, fino a quell'altissimo soffitto dove l'unico lucernaio filtra la notte che sta arrivando.
Sento la loro presenza, i loro rimpianti, anche la loro rabbia, e la stanchezza...

Ne ho sempre vista una in particolare, le ho dato anche un nome, Anna Maria. Dall'aspetto duro, il suo sguardo tradisce la durezza che ostenta. Pensa mentre mi guarda, pensa a quello che fuori da li' sarebbe stata la sua vita. Specie quando parte l'Adagio, struggente, e guardo nella sua direzione. La percepisco e lei non distoglie lo sguardo. Un ciuffo di capelli copre il suo viso, per poco, nascondendo quasi un po' di pianto.

Questa sera, pur piena di stanchezza e di ansia, andro' per lei, per Anna Maria, e per tutte le donne che hanno abitato, spesso con i propri piccoli, quel braccio...

Spero che piacera'.
http://www.museolenuove.it/home.asp "